Arrestato il boss Pasquale Condello. Duro colpo alla ‘ndrangheta

Pasquale Condello stava alla ‘ndrangheta come Provenzano alla mafia. Con il suo arresto di ieri sera si chiude un’era, un ventennio di morti e battaglie tra clan che conta innumerevoli vittime: 621 solo nella cosidetta “seconda guerra”. Condello aveva sulle spalle 9 ergastoli, gli avversari degli altri clan lo chiamavano il Supremo, perché era al

Pasquale Condello stava alla ‘ndrangheta come Provenzano alla mafia. Con il suo arresto di ieri sera si chiude un’era, un ventennio di morti e battaglie tra clan che conta innumerevoli vittime: 621 solo nella cosidetta “seconda guerra”. Condello aveva sulle spalle 9 ergastoli, gli avversari degli altri clan lo chiamavano il Supremo, perché era al di sopra di tutti. E il ruolo aveva cominciato a ritagliarselo fin da giovane, scegliendosi come compare d’anello il boss Paolo De Stefano, cui poi aveva fatto le scarpe dopo una sanguinosa secessione. Mandante di oltre 100 omicidi, era da anni al vertice delle operazioni illecite nel territorio di Reggio Calabria. Un suo approfondito profilo è tratteggiato sui media locali reggini, tra cui Reggio TV e su La Gazzetta del Sud.

Adesso, ovviamente, c’è grande soddisfazione tra le forze dell’ordine e i magistrati. Il pm Boeri, mentre andavano ad arrestarlo, diceva emozionato al cellulare:

Vado a incontrare un ‘amico’. Lo stavamo cercando da oltre venti anni. Si chiude un’epoca: l’uomo che ha comandato a Reggio, il protagonista delle due guerre di ‘ndrangheta che hanno insanguinato Reggio e la sua Provincia, è nelle mani della giustizia!

Condello è stato sorpreso mentre presiedeva un summit al quale partecipavano il futuro genero, Giovanni Barillà, 29 anni, il nipote, Giandomenico Condello, 20 anni, e Antonino Chilà, 38 anni. L’operazione è scattata alle 20 di ieri sera con l’impiego di un centinaio di carabinieri del Ros e del Goc su due edifici. Il Supremo non ha opposto resistenza ed è stato trasferito nella sede della Scuola allievi Carabinieri, nel rione Modena. Di lui s’erano perse le tracce nel 1988, quand’era stato scarcerato su cauzione dopo l’arresto nell’ambito del processo “Albanese Mario + altri”, per associazione mafiosa. Si dice che già pochi minuti dopo la scarcerazione avesse preso in mano le redini dello schieramento “antidestefaniano”, predisponendo gli obiettivi da eliminare.

Come riporta Telereggiocalabria, il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha commentato così la notizia dell’arresto:

L’arresto di Pasquale Condello è un segnale importante per la lotta alla ‘ndrangheta, e dimostra che anche importanti boss latitanti finiscono in cella.

Questo però, benché grosso, è chiaramente solo un punto a favore della Giustizia, bisogna purtroppo ricordarlo. Una sensibilizzazione culturale resta sempre il primo e decisivo passo per combattere la criminalità organizzata: speriamo che la notizia di oggi possa segnare l’inizio di un percorso coraggioso, come da qualche tempo avviene già in Sicilia nei confronti della mafia.

Via | La Gazzetta del Sud

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