Tagli alla Difesa: la riforma in Consiglio dei Ministri

Il ministro Di Paola presenta la riforma delle Forze Armate

di guido


Oggi Consiglio dei Ministri denso di questioni da discutere: Olimpiadi di Roma, emendamenti al decreto liberalizzazioni, ma anche la delicata questione dei tagli alla Difesa, e in particolare l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 “Joint Strike Fighter” (69 F-35A convenzionali e 62 F-35B a decollo corto e atterraggio verticale) i cui costi totali ancora non sono ben chiari.

L’Italia ha già ordinato i velivoli, esemplari all’avanguardia adatti a operare in zone di guerra ma, sostengono al Ministero, adatti anche a compiti di protezione civile.
L’acquisto rientra in un programma – il JSF – avviato nel 1997 dal Dipartimento della Difesa Usa e sottoscritto dall’Italia l’anno successivo. I costi reali dell’operazione sono un mistero, anche se dovrebbero superare i 15 miliardi di euro: nel corso degli anni il prezzo di un F-35 è cresciuto da 69 a 133 milioni di dollari, e nel momento in cui il governo Monti è intervenuto con pesanti tagli in tutti i settori della spesa pubblica, da più parti è giunto l’appello a risparmiare anche sulle spese per la Difesa, rinunciando all’acquisto di almeno una parte dei velivoli.

In Parlamento verranno votate due mozioni, una dell’Idv e una congiunta Udc-Pd, che impegnano il Governo a rinunciare all’acquisto. In particolare quella dell’Idv chiede al Governo un impegno a tagliare tutte le spese militari, come quelle per la “mini-naja” cara all’ex ministro La Russa, mentre la mozione Udc-Pd sottolinea

“le nostre attuali missioni militari all’estero hanno una caratteristica prevalentemente di peacekeeping, dove fondamentale deve essere la figura umana mentre risulta totalmente inutile, oltre che contraria al nostro dettato costituzionale, la presenza di cacciabombardieri”

È tuttavia improbabile che il Governo annulli l’ordinativo, anche perché i primi tre esemplari sono stati già acquistati, con una spesa di ottanta milioni di euro ciascuno. Una soluzione di compromesso potrebbe essere ridurre l’ordine a 100 esemplari, con un risparmio di circa tre miliardi di euro.

Oggi però il ministro Giampaolo De Paola porterà in Consiglio anche altre proposte per il taglio dei costi della Difesa. È previsto per cominciare un ridimensionamento dei numeri, passando da 190 a 150 mila militari, con un risparmio di quasi 2 miliardi di euro.
Il progetto però è più ambizioso, tanto è vero che il termine della riforma è previsto per il 2032: questo perché Di Paola vuole ridisegnare l’intero sistema dei comandi, eliminando dei “doppioni” nei ruoli di comando. Il piano prevede il prepensionamento degli ufficiali ultracinquantenni, e una maggiore mobilità per assorbire il personale in eccesso delle forze armate. Un percorso che non si preannuncia facile, visto che fino a oggi l’Italia ha portato avanti un progetto di esercito di 190.000 militari, previsto dalla legge 331/2000, che oggi non è più sostenibile.

Foto | ©TMNews

I Video di Blogo