Totò Riina dal carcere: “Luigi Ciotti come Pino Puglisi, possiamo anche ammazzarlo”

La Procura antimafia è stata messa in allarme e le misure di sicurezza intorno a don Ciotti sono state rafforzate.

14.50: don Luigi Ciotti non ha tardato a far sentire la propria voce dopo le minacce del boss Riina, detenuto al 41bis eppure ancora pericoloso e in grado di controllare le azioni dei fedelissimi all’esterno.

Le minacce di Totò Riina dal carcere sono molto significative. Non sono infatti rivolte solo a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in vent’anni di Libera si sono impegnate per la giustizia e la dignità del nostro Paese. Cittadini a tempo pieno, non a intermittenza. […] “Solo un ‘noi’, non mi stancherò di dirlo, può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile.

Il sacerdote ha proseguito parlando ancora del suo impegno contro la Mafia, quello che fa andare Riina su tutte le furie, e al paragone con don Puglisi:

Per me l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi. Al suo richiamarci a una ‘fame e sete di giustizia’ che va vissuta a partire da qui, da questo mondo. […] Riguardo don Puglisi, che Riina cita e a cui non oso paragonarmi perché sono un uomo piccolo e fragile, un mafioso divenuto collaboratore di giustizia parlò di ‘sacerdoti che interferiscono’. Ecco io mi riconosco in questa Chiesa che ‘interferisce’.

(fine aggiornamento)

Sembra non finire la saga di intercettazioni ambientali che vedono come protagonista Salvatore Riina, il capo mafia detenuto da anni al 41 bis, che nella sua ora d’aria nel carcere milanese di Opera è un fiume in piena e l’esempio lampante di come anni di detenzione siano vani, per lui, ai fini della riabilitazione.

Dopo le rivelazioni di ieri, oggi La Repubblica dà conto di come il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, potrebbe esser finito nel mirino della Mafia. Il 14 settembre scorso, alla vigilia del ventesimo anniversario dell’omicidio di don Pino Puglisi, ucciso a Palermo il 15 settembre 1993, Riina accosta la figura di Ciotti a quella di Puglisi:

Questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi.

E, ancora:

Ciotti, Ciotti, putissimu pure ammazzarlo. Salvatore Riina, uscendo, è sempre un pericolo per lui… figlio di puttana.

A proposito di Puglisi, il padrino di Corleone ha raccontato al suo confidente, il boss pugliese Alberto Lorusso:

Il quartiere lo voleva comandare iddu. Ma tu fatti il parrino, pensa alle messe, lasciali stare… il territorio… il campo… la Chiesa… lo vedete cosa voleva fare? Tutte cose voleva fare iddu nel territorio… tutto voleva fare iddu, cose che non ci credete.

La minaccia a don Ciotti è concreta e per questo gli investigatori della Dia di Palermo hanno allertato la Procura e inviato una nota al Viminale per sollecitare il rafforzamento della scorta attorno al fondatore di Libera.

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