Le intercettazioni di Riina: “Berlusconi ci dava 250 milioni ogni sei mesi”

Nuove dichiarazioni del boss di Cosa Nostra sul leader di Forza Italia e Dell’Utri. E ce n’è anche per Angelino Alfano.

Continua la saga delle intercettazioni ambientali di Toto Riina nella sua ora d’aria al carcere milanese di Opera in compagnia di Alberto Lo Russo. Passeggiate durante le quali quello che è ancora, almeno in linea teorica, il boss di Cosa Nostra si lascia andare a dichiarazioni chissà quanto attendibili. Le ultime in ordine di tempo riguardano ancora una volta Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Inizialmente il tono delle parole di Riina è ironico, parla delle feste in Sardegna e della vicenda Ruby (“Mubarak Mubarak, che disgraziato, è un figlio di putt*ana che non ce n’è”), poi però il tono cambia quando riporta alla memoria quanto avvenne, nella sua versione dei fatti, a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.

“Ci dava 250 milioni di euro ogni sei mesi”; sono queste dichiarazioni di Riina a finire al centro dell’attenzione dei giudici e a venire messe agli del processo sulla trattativa Stato Mafia. Un “patto di protezione” che Riina, in questa chiacchierata che risale al 22 agosto 2013, racconta così: “È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d’accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati”, il tutto per evitare un sequestro alla sua persona o attentati ai suoi ripetitori in Sicilia.

Sempre stando ai racconti di Riina, le cose per Berlusconi sono andate diversamente dalle parti di Catania: “Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di…. Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato… così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa… minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa“.

Si parla, come sempre, anche di Marcello Dell’Utri: “Quello… è venuto il palermitano… mandò a lui, è sceso il palermitano ha parlato con uno… si è messo d’accordo… Dice vi mando i soldi con un altro palermitano. Ha preso un altro palermitano, c’era quello a Milano. Là c’era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello… il senatore”. Il “senatore” è proprio Dell’Utri, mentre “il palermitano” dovrebbe essere il boss Tanino Cinà, l’uomo che suggerì a Dell’Utri di inviare Mangano ad Arcore in veste di stalliere.

Secondo i pubblici ministeri Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi queste parole dimostrano come Dell’Utri avesse avuto un ruolo da intermediario nella seconda parte della trattativa. Ma Riina parla anche dell’oggi: “Noi su Berlusconi abbiamo un diritto, sapete quando? Quando siamo fuori lo ammazziamo“; poi però cambia idea: “Non lo ammazziamo però perché noi stessi non abbiamo il coraggio di prenderci il diritto”. Ce n’è anche per Barbara Berlusconi: “Sta Barbarella è potentosa come suo padre, si è messa sotto quello lì, lui era un potente giocatore e non ha potuto giocare più”.

Infine qualche parola su Angelino Alfano, accuse che suonano come un elogio: “È un disgraziato”, cosa confermata anche da Lorusso: “Il più cattivo ministro di sempre, si sta impegnando per i sequestri di beni”.

Totò Riina

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