Berlusconi, dalle “balle” alle “bolle”. E se Monti scende in campo nel 2013?

Vi ricordate l’annuncio … “epico” di Silvio Berlusconi di poche settimane addietro: “Stacchiamo la spina al governo quando vogliamo”? Era un messaggio rassicurante ai suoi delusi e abbacchiati, un avvertimento a Monti (e a Napolitano) a non tirare troppo la corda, una minaccia (ricatto?) a chi pensava di avere mandato in pensione il Cavaliere e

Vi ricordate l’annuncio … “epico” di Silvio Berlusconi di poche settimane addietro: “Stacchiamo la spina al governo quando vogliamo”?

Era un messaggio rassicurante ai suoi delusi e abbacchiati, un avvertimento a Monti (e a Napolitano) a non tirare troppo la corda, una minaccia (ricatto?) a chi pensava di avere mandato in pensione il Cavaliere e cancellato il “berlusconismo”. E vi ricordate i giornali di famiglia e i tiggì compiacenti nell’assolvere Berlusconi e il suo governo perché lo spread non scendeva neppure con Monti a Palazzo Chigi?

Il Prof non ha la bacchetta magica (commette errori e gaffes) e l’Italia è ancora … sotto la neve in attesa di toccare con mano i primi frutti della nuova primavera: la famosa fase due. Anche perché non si cancellano quasi venti anni di malgoverno (a dire poco) in poche settimane, per di più con un esecutivo “tecnico”. Ma i fatti (e i numeri) parlano di controtendenza rispetto ai disastri del governo di B&B. Lo spread ha imboccato la via della discesa, con oltre 200 punti recuperati in due mesi: una montagna di soldi risparmiati per ogni italiano e una nuova credibilità da spendere a livello internazionale. Non è poco.

Di fronte a questo nuovo quadro, Berlusconi inghiotte rospi e fa buon viso a cattiva sorte, sforzandosi di assicurare l’appoggio a Monti. Non minaccia più le elezioni anticipate perché i sondaggi danno il Pdl in caduta libera, a rischio disgregazione. Ma in tilt non c’è solo il Cavaliere.

A parte Bossi e Di Pietro, sempre dediti a coltivare la politica del “tanto peggio tanto meglio”, Pd e Terzo Polo non osano “metterci la faccia” apertamente, limitandosi a “succhiare la ruota” del governo dei professori. Anzi, incapaci di definire una strategia politica di rilancio del Paese e una rete di alleanze elettorali credibile, il Pd brancola per le sue infinite beghe interne e il Terzo Polo accusa il colpo del “socio” Rutelli (Api) per l’affaire Lusi (ex Margherita), temendo in qualche modo di esserne coinvolti, se non altro sul piano dell’immagine.

Insomma, mentre Monti rema forte per imboccare, dopo il risanamento, la via delle riforme, i partiti stanno a guardare, dimostrando di essere “inutili”. Ad essere inutili non sono, ovviamente, i partiti: bensì questi partiti, questi leader, questa casta politica.

E se Monti non si limitasse al … governo tecnico e pensasse davvero di scendere in campo nel 2013?