Processo Mediaset: possibile rinvio per la sentenza

Santacroce apre alla possibilità di un rinvio, mentre Libero chiede la grazia per Berlusconi e Il Giornale dà l’assalto al giudice che ha confermato la condanna per Berlusconi.

di andreas

[blogo-video provider_video_id=”G0g1N9ub-5lyfUNle” provider=”jwplayer” title=”Processo Mediaset: possibile rinvio per la sentenza” thumb=”http://bvideo.blogo.it/thumbs/G0g1N9ub-720.jpg” url=”http://bvideo.blogo.it/players/G0g1N9ub-5lyfUNle.js”]

Che sia una conseguenza delle tante minacce sul governo (e non solo) piovute dal Pdl dopo la decisione di fissare per il 30 luglio la sentenza definitiva al Processo Mediaset, o che invece sia una possibilità esclusivamente tecnica non è dato sapere. Fatto sta che Giorgio Santacroce, il primo presidente della Corte di Cassazione, ha reso noto che “nella sua discrezionalità e su istanza della difesa nulla vieta di disporre un rinvio della discussione“.

Che vuol dire? Che la sentenza della Corte su Silvio Berlusconi potrebbe slittare a settembre, sopendo così ancora per qualche tempo gli spiriti bollenti dei pidiellini. Ma a una condizione, non di poco conto: che la difesa del Cavaliere, Nicolò Ghedini e Franco Coppi, presenti un’istanza di rinvio dimostrando che la prescrizione per (parte) del Processo non cade, come pensa la Corte, il 1° agosto; bensì più avanti, attorno al 26 settembre.

Qualche mese guadagnato per Silvio Berlusconi, se le cose andassero effettivamente in questo modo. Non si capisce però che cosa cambi: non è che tra il 30 luglio e il 24 settembre possa accadere qualcosa che blocchi tutto il procedimento. Si tratta di un semplice tirare a campare in attesa dell’illuminazione? Chi lo sa. Forse per guadagnare qualche tempo nella speranza che lo scenario evocato oggi da Libero possano concretizzarsi: la grazia concessa da Napolitano a Berlusconi per “salvare la democrazia”.

E se Libero immagina scenari di pacificazione democratica ad personam, il Giornale veste i panni del poliziotto cattivo e dà l’assalto, col suo consono stile, al giudice Alessandra Galli, che l’8 giugno confermò in appello la condanna a Berlusconi. Qual è la colpa del giudice? Senz’altro la fretta con cui si è mossa pur di condannare il Cavaliere:

Basta ricordare le visite fiscali inviate in ospedale per controllare se Berlusconi fosse davvero malato, i ripetuti dinieghi di rinvio per impedimento elettorale, le motivazioni della condanna depositate nel termine minimo previsto dal codice, e quasi mai rispettato nei processi normali, ovvero quindici giorni.

Attivismo che, però, scrive il Giornale, ha avuto uno sgradito “effetto collaterale”:

Il giudice Galli doveva scrivere le motivazioni di un altro processo, assai meno noto al grande pubblico: il processo per stupro a carico di un dentista milanese, accusato di avere drogato le sue pazienti e avere ripetutamente abusato di loro. (…) Il 12 luglio la Corte dichiara il dentista colpevole del reato di violenza sessuale aggravata dallo stato di soggezione delle vittime, e gli infligge sette anni di carcere. Ma oggi, ad esattamente un anno di distanza dalla sentenza, il dentista è ancora a piede libero.

Non è la prima volta che il Giornale va all’attacco del giudice, e visti gli animi surriscaldati di questi giorni, è anche difficile capire come prendere questo tipo di notizie.

Ultime notizie su Governo Italiano

Tutto su Governo Italiano →