Nuove ombre sul caso Lusi

L’inchiesta sul tesoriere che ha sottratto 13 milioni si allarga


Diventa meno probabile la possibilità che tra Lusi e la Margherita si arrivi a un patteggiamento: la procura ha infatti dato mandato alla Guardia di Finanza di compiere accertamenti sui bilanci della Margherita dal 2001 a oggi, cioè nel periodo in cui le finanze dell’ex partito sono state gestite dal senatore Lusi. Una ipotesi della procura è che Lusi possa aver elargito i fondi alle varie correnti della Margherita sfruttando un tacito accordo, per poi trarne guadagno personale: una sorta di stipendio auto-versato per le sue consulenze.

Ma al momento questa è solo un’ipotesi. Gli investigatori dubitano anche che l’ex tesoriere possa avere agito da solo, e non solo perché muovere 13 milioni di euro dalle casse di un partito senza che nessuno se ne accorga è abbastanza improbabile, ma per l’eccessiva condiscendenza del partito nell’accettare un risarcimento di 5 milioni di euro, quasi un terzo del maltolto.

Anche perché non a tutti era sfuggito come la situazione finanziaria del partito fosse poco limpida: il 15 luglio 2011 un gruppo di ex appartenenti alla Margherita, guidati da Enzo Carra e Renzo Lusetti, aveva contestato il bilancio firmato da Luigi Lusi.

Ma l’ex tesoriere aveva utilizzato il giudizio dei revisori dei conti della Margherita per confermare come nel bilancio del partito fosse tutto a posto. Ed è per questo motivo che la procura ascolterà i revisori dei conti, ma anche Carra e Lusetti. “Siamo a disposizione – dice l’avvocato di Lusetti, Alessandra Cacchiarelli – perché è il momento di fare chiarezza su quanto era stato contestato da molti esponenti del partito”.

E a guardare le spese di un partito inattivo perché da anni fuso con i Ds nel Pd, davvero non si capisce come sia possibile che solo pochi dirigenti abbiano sentito puzza di bruciato: la Margherita nel 2010 spendeva, per le ragioni più disparate, 2.587 euro al giorno. Come spiega nel dettaglio Tommaso Labate.

Alla voce «spese di viaggi, trasferte, rimborsi spese, automezzi» del «rendiconto dell’esercizio 2010», il tesoriere Lusi iscrive la bellezza di quasi un milione di euro. Per la precisione 944.278,25 euro, 78.698 al mese e, per l’appunto, 2.587 al giorno. Cinque voli da Roma a New-York, insomma. Non è l’unica stranezza su cui i magistrati della procura di Roma, che stanno indagando sull’ormai ex tesoriere della creatura rutelliana, si sono concentrati guardando il bilancio del 2010, lo stesso su cui Arturo Parisi aveva denunciato stranezze e «movimenti opachi». Basta guardare voce per voce alle spese messe a bilancio dal tesoriere che nel 2001 aveva pensato di rifiutare la guida amministrativa della Margherita perché, parole sue, «al solo pensare ai suicidi di Mani Pulite mi tremavano le gambe». Nel 2010 il partito è politicamente defunto da ormai tre anni. Certo, a norma di legge, incassa quasi quindici milioni di euro (14.882.090,22) di rimborsi per le elezioni politiche e le tornate regionali del 2006. Eppure viaggia, compra giornali e riviste, consuma benzina, fa comunicazione, monta e smonta siti internet, elargisce denari a consulenti e telefona come una grande azienda coi bilanci in regola.

Ma i dirigenti del partito che non c’è più, ma continua a spendere molto, confermano la versione secondo cui Lusi avrebbe fatto tutto da solo, a partire da Rutelli: “Ha tradito la mia fiducia dimostrandosi Dottor Jekyll. A fregato tutti noi e la nostra buonafede. Ora vedremo che cosa ci viene proposto, però intendiamo recuperare fino all’ultimo centesimo. Non ci può essere un accomodamento senza la piena restituzione del maltolto”. Un passo indietro rispetto a ieri, quando l’ex formazione di Rutelli sembrava disposta ad accettare i cinque milioni di euro di risarcimento. E sui sospetti di Castagnetti (“Se scopro che i soldi sono finiti all’Api mi arrabbio”), Rutelli prosegue: “Sul mio impegno trasparente non posso accettare ombre. Quando ho fondato Api, ho tagliato la carta di credito che avevo come presidente della Margherita e l’ho restituita a Lusi”.

Ma che Lusi abbia fatto tutto da solo o che avesse dei complici all’interno, la faccenda ha riportato a galla la polemica sui finanziamenti pubblici ai partiti, come sottolinea Il Sole 24 ore.

La vicenda Lusi-Margherita stimola a due considerazioni di carattere generale. La prima sul finanziamento dei partiti politici, la seconda sul controllo che gli stessi esercitano sulle loro strutture e sulle loro finanze. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti per mezzo di un referendum e sulla spinta di Tangentopoli ha portato all’approvazione di una legge, quella dei rimborsi elettorali, la cui applicazione e gestione è stata spesso a dir poco opaca. Viene da pensare che la toppa sia stata peggio del buco e che una legge chiara e trasparente sul finanziamento dei partiti fosse migliore del suo succedaneo. La seconda considerazione riguarda il controllo o l’omesso controllo dei tesorieri, i cirenei dei partiti abbandonati al loro destino, nel bene e nel male. Rivedere l’intera materia, senza perdonismi e senza giacobinismi, farebbe certamente bene a un rapporto tra cittadini e politica che sta velocemente precipitando nell’abisso.

E che alimenta sempre di più il sentimento dell’anti-politica, fomentato da un fiume di vicende oscure che non sembra mai arrestarsi.

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