Italia unter alles: cosa dicono in Germania della crisi e di noi

L’Europa in balia di un governo sul filo dei voti e di un partito in crisi di identità. No, non è l’Italia di Berlusconi, ma la Germania di Angela Merkel


Perchè i tedeschi sembrano opporsi a tutte le misure che potrebbero risolvere la crisi dell’euro? Innanzitutto, come abbiamo visto nelle precedenti puntate di questa rubrica, molti media tendono a convincerli, con una buona dose di esagerazione, che a pagare sono soltanto loro.

A questo va aggiunta la storica propensione a considerarsi un modello per il resto del mondo, che porta molti a concludere “se noi abbiamo tirato la cinghia, ora tocca ai paesi del sud“.

Infine, va detto che i vantaggi dell’euro per la Germania (ad esempio nel favorire il boom delle esportazioni) vengono spesso passati sotto silenzio: i successi vengono attribuiti alla tempra nazionale, i problemi scaricati sull’Europa.

Solo ragioni mediatiche e culturali quindi? Non proprio. C’è tutta un’altra serie di motivazioni, molto più contingenti, che hanno a che vedere con quello che da noi qualcuno chiamerebbe “il teatrino della politica“. Le vediamo dopo il salto.

Per capire quanto sta accadendo in Germania negli ultimi mesi, bisogna riassumere la storia recente di un partito: la FDP. Anche se meno noto in Italia di CDU e SPD, il partito “giallo” dei liberali è stato al governo per quasi tutto il dopoguerra, alleato di volta in volta con l’uno o l’altro dei partiti principali.

Alle elezioni del 2009, la FDP era stata la vera vincitrice , con un boom di voti che aveva permesso ad Angela Merkel di restare in sella, nonostante l’arretramento del suo partito, sostituendo l’alleato socialdemocratico con quello liberale.

La luna di miele della FDP con l’elettorato tedesco è però durata pochissimo: uscite populiste, gaffes in mondovisione e incapacità di imporre la propria agenda liberista alla centrista Merkel sono solo alcuni dei motivi dietro il crollo del partito dei sondaggi.

Da quando la crisi è diventata evidente, i liberali si sono avvitati in una serie di lotte intestine: il segretario Westerwelle si è fatto da parte, ma il nuovo leader Roesler non riesce ad affermare la sua autorità. Lo scorso settembre il partito è rimasto fuori dal senato di Berlino (dove sono entrati pure i Pirati) e i sondaggi più recenti lo attestano su cifre così basse da non essere statisticamente interpretabili.

Cosa c’entra tutto questo con la crisi dell’Euro? C’entra molto perchè i liberali sono tra i più riluttanti a utilizzare il “denaro tedesco” per aiutare i paesi del Sud in difficoltà. Quando il Bundestag qualche mese fa ha votato sulla partecipazione al fondo-europeo salva-stati, fino all’ultimo non è stato chiaro se il governo Merkel ce l’avrebbe fatta con i propri voti o se avrebbe avuto bisogno dell’aiuto dell’opposizione.

Parte del partito, in rivolta contro i vertici “troppo europeisti”, ha in seguito promosso un referendum interno che chiedeva al governo di rimettere in discussione il fondo salva stati: in uno scenario da teatro dell’assurdo, la consultazione si è tenuta solo qualche settimana fa, mentre già tutta l’Europa parlava di un rafforzamento del firewall.

La linea anti-europeista ne è uscita sconfitta, anche se di poco. Se approvata, avrebbe messo in discussione la partecipazione della FDP al governo e quindi la tenuta del governo Merkel.

Ecco spiegato perchè la cancelliera tedesca è riluttante a fare passi avanti nelle trattative coi partner europei: qualsiasi concessione importante significherebbe nuovi strazi tra i liberali e un nuovo passaggio parlamentare ad alto rischio per la maggioranza.

Ecco quindi che le sorti dell’Europa intera vengono in qualche modo a dipendere da quelle di un partito che è ormai troppo piccolo per essere rilevato dai sondaggi. Si direbbe l’Italia di Berlusconi, o la Grecia di Papandreou…

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