I parlamentari si tagliano lo stipendio, anzi no

Ma alla fine tagliano o non tagliano?


Il taglio di 1.300 euro allo stipendio di tutti i deputati? “Decisioni definitive e a effetto immediato”, aveva annunciato il vicepresidente della camera Rocco Buttiglione, a cui aveva fatto eco il presidente Fini, che su Twitter ha scritto: “Fatti: la Camera taglia del 10% lo stipendio dei deputati”. E subito sono partiti i titoli dei telegiornali: “La casta si taglia lo stipendio”. Sembrava una cosa seria, insomma.

Peccato che con un eccesso di reticenza, diciamo così, i deputati della Camera hanno omesso di spiegare agli italiani tutta la verità: come ha spiegato Eleonora Bianchini, per il calcolo del vitalizio si è passati, con la riforma delle pensioni, dal sistema retributivo al contributivo. Una modifica che avrebbe comportato un aumento di circa 1.300 euro in busta paga a causa della diversa tassazione.

Scoperto questo, quanto meno i deputati hanno avuto il buon gusto di “tagliarsi l’aumento”, spacciandolo però come un vero e proprio taglio, mentre lo stipendio lordo rimane inchiodato a 11.200 euro più le indennità. E i soldi risparmiati? Finiranno in un fondo ad hoc, senza quindi nessun risparmio sui costi della politica.

Su questo punto è stato più rigoroso il Senato, che si è precipitato subito ad annunciare gli stessi tagli-non-tagli, ma con una sostanziale differenza: Palazzo Madama destinerà il risparmio alla riduzione del bilancio. Come spiega il questore della Lega Paolo Franco: “E’ un mancanto aumento anche il nostro, ma a differenza della Camera noi riduciamo la dotazione chiesta allo Stato. Abbiamo fatto qualcosa di serio per i cittadini, con un risparmio di sei milioni di euro”.

Sarà. Ma la sensazione resta quella di una presa in giro, visto come i parlamentari hanno annunciato e confermato i tagli fino a quando il trucchetto non è stato scoperto prima in rete e poi rilanciato dai grandi quotidiani. Per fortuna qualche modifica sostanziale c’è davvero, ma riguarda la “questione porta-borse”: il rimborso spese infatti non sarà più forfettario al 100% , ma solo al 50%, per avere l’altra metà bisognerà presentare la documentazione delle spese o assumere un collaboratore. L’altro segnale positivo in una vicenda un po’ triste è il taglio, annunciato sempre da Fini su Twitter, del 10% dello stipendio per i parlamentari che ricoprono anche incarichi istituzionali, come i due presidenti delle camere. Un provvedimento più che altro simbolico, ma almeno vero.

Altre modifiche sono state promesse “entro febbraio” da Schifani, come lo stop ai benefit a vita per i presidenti delle camere. Ad oggi un ex presidente del Senato può mantenersi a vita, e a spese nostre, auto blu, uffici, alloggi, segreterie ecc. ecc. Rimane ancora da risolvere la questione degli alloggi, per cui anche i deputati che vivevano a Roma già prima di entrare in Parlamento si vedono recapitare in busto paga l’indennizzo per l’alloggio nella Capitale.

Anche se qualcosa finalmente si muove sul fronte “spese della politica”, i parlamentari sono riusciti a rimediare una gran brutta figura, come sintetizza bene Franco Bechis su Libero: “Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento. Provando a fare bella figura gratis davanti a tutti”. Ma non ci siamo cascati.

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