Ore 12 – Partiti “mangiasoldi”, stop al finanziamento pubblico!

Il caso del tesoriere della Margherita e attuale Senatore del Pd Luigi Lupi va ben al di là dei confini penali o giudiziari. Il nodo di fondo resta quello politico e attiene a cosa sono i partiti, chi sono i dirigenti, qual è la democrazia interna, qual è la selezione dei gruppi dirigenti a tutti

Il caso del tesoriere della Margherita e attuale Senatore del Pd Luigi Lupi va ben al di là dei confini penali o giudiziari. Il nodo di fondo resta quello politico e attiene a cosa sono i partiti, chi sono i dirigenti, qual è la democrazia interna, qual è la selezione dei gruppi dirigenti a tutti i livelli.

Partiti come Forza Italia (Pdl), Lega, Idv sono di fatto di proprietà di una persona sola, una “azienda” dove il “padrone” fa e disfa come gli pare e piace. Altri partiti, Pd in testa, sono l’altra faccia della stessa medaglia.

E’ ovvio che Bersani non è Berlusconi e che non è il proprietario del Pd, come Rutelli non lo era della Margherita prima e oggi di Api. Ma quei partiti, apparentemente democratici perché fanno assemblee e congressi, di fatto sono in mano a soggetti (più o meno sempre gli stessi) che formano una ristretta oligarchia intoccabile. Anche quei partiti, apparentemente aperti, sono chiusi, addirittura blindati.

Dall’ultima sezione (o circolo) del piccolo comunello, la selezione del dirigente avviene sulla base di appartenenza a questo o quel gruppo di potere interno. Chi non ne fa parte o, peggio, contesta questo “regime” viene emarginato e a nessuno importa se il “contestatore” (magari bravo) sbatte la porta e se ne va. Dal basso fino ai vertici nazionali, questo è il sistema imperante che crea la casta politica e la partitocrazia. Le eccezioni confermano la regola.

Come fa Matteo Renzi a “rottamare” il Pd se lui stesso è il frutto di questa selezione fatta con lo stampino? Come lo è Luigi Lusi, un altro cooptato, “fidatissimo” di Francesco Rutelli le cui lacrime di coccodrillo rasentano oggi il ridicolo.

Non si vuol fare di tutt’un erba un fascio: nessun qualunquismo, ma questa è la realtà dei partiti, in mano a oligarchi o a oligarchie, chiusi in se stessi, antidemocratici, sciuponi e dilapidatori di montagne di soldi pubblici.

Che fare? I partiti sono fondamentali per la democrazia ma di fronte ai partiti che non cambiano e non vogliono cambiare non rimane che una strada: eliminare il finanziamento pubblico dei partiti. Per una volta siamo d’accordo con Maurizio Belpietro che scrive oggi su Libero: “ E’ sufficiente un decreto. La misura è più urgente ed efficace delle liberalizzazioni e dunque Napolitano non si potrebbe opporre”.

E’ l’unico modo per trasformare davvero questi partiti. E quindi l’Italia.