DIA: la mafia ha deciso di alzare il tiro

La relazione semestrale degli analisti della Direzione investigativa antimafia al parlamento.

La mafia siciliana negli ultimi anni ha adottato un basso profilo solo per eludere l’attenzione investigativa, in realtà c’è stato un innalzamento “del livello della sfida” oltre che:

“una desueta protervia, manifestata attraverso ripetuti atti intimidatori e minacce nei confronti di esponenti della magistratura siciliana e delle istituzioni locali, nonché di rappresentanti di organizzazioni pubbliche e private impegnati, a vario titolo, nella lotta antimafia”.

È quanto spiega l’ultima relazione semestrale degli analisti della Direzione Investigativa Antimafia (DIA):

“In un una situazione così delicata e in presenza di profili di rischio così elevati si avverte la necessità di intensificare le attività preventive e di analisi, al fine di cogliere con la massima anticipazione possibile gli eventuali cambi di postura da parte dei sodalizi mafiosi”.

Cosa nostra secondo la DIA è ancora alla ricerca di nuovi equilibri che le facciano recuperare il proprio predominio sul territorio anche se:

“la mancanza di una leadership nella pienezza dei poteri impedisce la definizione di strategie operative di vasto respiro e fa sì che l’organizzazione sia ancora influenzata dalle direttive provenienti da capi detenuti e latitanti, ben piu’ autorevoli degli emergenti”.

Nel presentare la elezione semestrale al Parlamento la DIA sottolinea che la strategia silente di Cosa Nostra potrebbe comunque essere arrivata al capolinea quindi serve prepararsi, perché ci sono dei

“segnali che sembrano propendere verso derive di scontro ancora da decifrare”.

La DIA evidenzia anche l’importanza e la necessità di accurate indagini patrimoniali:

“per scardinare il rapporto tra Cosa Nostra e pezzi significativi dell’economia locale (…). Tale legame alimenta il potere mafioso, contamina la dimensione socio-culturale del territorio frenandone lo sviluppo e impedendo l’evoluzione verso un moderno sistema di governante”.

Stesso discorso per la camorra che tra le organizzazioni mafiose spicca per le “violente dinamiche di scontro tra clan” con 10 omicidi commessi nel secondo semestre del 2013, contro i 4 della mafia pugliese, i 3 della ‘ndrangheta e i 2 di Cosa nostra.

Nella relazione della DIA la ‘ndrangheta vien descritta come organizzazione mafiosa dal:

“persistente dinamismo, robuste potenzialità organizzative, ampie disponibilità di risorse”.

In quei territori il rischio d’infiltrazione mafiosa negli enti locali è più alto che altrove. Non a caso in Calabria si conta il maggior numero di Comuni sciolti per mafia senza dimenticare la capacità delle ‘ndrine di esportare il loro modus operandi anche in altre regioni e di infiltrarsi nel settore degli appalti pubblici per condizionarli e manipolarli.

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