Torna libero Alfonso Papa

L’accusa è di concussione con finalità mafiose.

Aggiornamento 9 agosto 2014, 10.13 – Nella serata di ieri il Tribunale del Riesame di Napoli ha deciso di accogliere il ricorso dei legali di Alfonso Papa concedendo allo stesso la libertà, depositando il provvedimento con cui vengono accolte le richieste dei legali di Papa, avvocati Giuseppe D’Alise e Carlo Di Casola. L’ex deputato del Pdl arrestato nelle scorse settimane con l’accusa di concussione aggravata dalla finalità mafiosa, è attualmente imputato in un processo per concussione e corruzione in corso davanti al Tribunale di Napoli, era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità negli appalti della sanità casertana.

Nel processo risulta imputato anche il padre dell’ex parlamentare.

Alfonso papa torna in carcere

L’ex parlamentare Pdl Alfonso Papa torna in carcere dopo che il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito l’ordinanza per la custodia cautelare, contestualmente è finito agli arresti domiciliari il padre di Alfonso, Giovanni Papa. Per entrambi il reato è di concussione per induzione, che ora è chiamata “indebita induzione a corrispondere denaro e altre utilità”.

Concussione che sarebbe stata realizzata con riferimento agli imprenditore Angelo e Roberto Grillo, che operano nel settore dei servizi di pulizia e che erano stati arrestati qualche giorno fa. Il procuratore aggiunto D’Avino ricorda che i due fratelli “erano titolari di una società destinataria, all’epoca dei fatti, di interdittiva antimafia adottata dalla Prefettura di Caserta per gli accertati rapporti tra la famiglia Grillo e soggetti appartenenti e comunque contigui al clan camorristico Balforte di Marcianise”.

La vicenda risale al periodo in cui Alfonso Papa era parlamentare ed era anche membro della Commissione Giustizia della Camera e della Commissione parlamentare antimafia (2009 e 2010), periodo durante il quale avrebbe indotto i Grillo ad accettare le sue richieste di denaro promettendo in cambio, secondo le accuse, “la sua protezione e il suo intervento risolutivo sul Consiglio di Stato, presso il quale pendeva la procedura proposta dai Grillo contro la decisione del Tar Campania che, in prima istanza, aveva rigettato il ricorso contro l’interdittiva antimafia, gravame poi effettivamente accolto dal Consiglio di Stato”.

Papa avrebbe anche fatto in modo che i due fratelli si aggiudicassero gli appalti dei servizi di pulizia presso Trenitalia e altri lavori pubblici, tra quello del porto di Cecina, provincia di Livorno. In tutto questo il padre avrebbe svolto un ruolo di “stretta collaborazione con il figlio Alfonso, per conto del quale, più volte, aveva materialmente riscosso le somme di denaro”. Alfonso Papa era già stato in carcere durante l’inchiesta sulla P4.