“Il Conformista” e la generazione mancata di Massimo Fini

Torna in libreria “Il Conformista” di Massimo Fini. Fini è un genio, uno di quel fiumi in piena impossibili da arginare. O lo si ama o lo si odia. Di solito la seconda opzione. Fini è uno che secondo me si farebbe strappare un’unghia per passare mezzora con Nietzsche, roba così. Ma cosa c’è nelle

Torna in libreria “Il Conformista” di Massimo Fini. Fini è un genio, uno di quel fiumi in piena impossibili da arginare. O lo si ama o lo si odia. Di solito la seconda opzione. Fini è uno che secondo me si farebbe strappare un’unghia per passare mezzora con Nietzsche, roba così. Ma cosa c’è nelle pagine de “Il Conformista” di così interessante? Leggete qui sotto, oppure sul Secolo XIX

C’è una foto. Non sono pagine alla fine, è una foto: leggete questo passo in cui spiega un concetto con cui abbiamo perso un pò confidenza, quello della “generazione mancata”:

Quando avevo sedici anni la senatrice Merlin mi chiuse in faccia la porta dei casini (da lì avrei dovuto capire tutto). Il sesso lo conobbi tardi. Con le compagne di scuola era tutt’un affannarsi intorno a calze, reggicalze e giarrettiere, «roba senza risultato» come direbbe Jannacci. Comunque il sesso, e anche l’amore, lo vissi come «caccia e fuga», come «ti vedo e non ti vedo», come gioco a rimpiattino. E confesso che così mi piaceva. La «liberazione sessuale» fu la mia rovina. Scopare, da proibito, era diventato obbligatorio. Il gran gioco del «peccato» – l’unico che mi abbia mai veramente attirato – era distrutto per sempre

La generazione mancata è quella che a occhio, è nata negli anni tra il 1940 e il 1945. Troppo giovane, ovvio per poter dire “Io ho fatto la resistenza”. Arrivata troppo grande al ’68, e quindi per me si può tirare un filo con “Storia di un Impiegato” di De Andrè. Una generazione che si è persa il meglio, o quello che gli altri hanno fatto loro credere fosse il meglio.

Sul suo sito trovate la biografia. Inizia a scrivere e crede che creperà facendo il giornalista, cosa che fa tutt’ora. Ma emarginato, messo un pò in un’angolo, lui stesso parla di emarginazione felpata, silenziosa. Qui non sono molto d’accordo, perchè in fondo è anche su quella stessa emarginazione (relativa, andò più volte da Bonolis) dai media mainstream – fu anche epurato silenziosamente dalla Rai, ma non se ne ricorda mai nessuno – è riuscito a sopravivvere, e a regalarci dei piccoli capolavori.