Egitto, i ribelli: “abbiamo 22 milioni di firme, domani faremo cadere il regime”

E domenica è in programma una grande manifestazione contro il presidente

di guido

Bloccata anche la metropolitana del Cairo

Non si placa la tensione in Egitto e la manifestazione in programma per domani, in occasione del primo anniversario dell’insediamento del presidente Mohamed Morsi, si preannuncia particolarmente violenta, in linea con gli scontri che vanno avanti ormai da giorni.

Oggi il movimento Tamarod, quello dei ribelli che si oppongono al regime di Morsi, hanno lanciato un nuovo invito ai cittadini a scendere in piazza per manifestare tutto il proprio dissenso. E, come ulteriore convincimento, fanno una clamorosa rivelazione:

È finita. Il popolo ha fatto cadere il regime. Abbiamo 22 milioni di firme. Chiediamo loro di riunirsi in tutte le piazze del Paese domani.

Parola di Mahmud Badr, portavoce del movimento. Il numero ha dell’incredibile, visto che la popolazione egiziana si aggira intorno agli 80 milioni di persone. Secondo i ribelli, quindi avrebbe partecipato alla petizione più di un quarto della popolazione, quasi il doppio rispetto a quelli che appena un anno fa votarono per eleggere Morsi come Presidente, 13 milioni di persone.

I sostenitori di Morsi, però, non sono rimasti a guardare e hanno già fatto sapere che anche se la petizione fosse reale sarebbe inutile: solo le elezioni possono decidere chi deve guidare un Paese e Morsi deve restare in carica fino alla fine del suo mandato, cioè fino alla fine del 2016. E, nel dichiarare ciò, i sostenitori di Morsi hanno indetto delle contro-manifestazioni.

Se è vero che la storia è destinata a ripetersi, per la giornata di domani si preannunciano violenti scontri tra le due fazioni, proprio come già accaduto in passato.

Egitto, l’invito di Barack Obama agli americani: “evitate di andare lì”

E’ stata identificata la terza vittima degli scontri in Egitto, il giovane ucciso ieri nei pressi della sede della Fratellanza data alle fiamme ad Alessandria. Si tratterebbe, secondo quanto riferiscono fonti locali, di un cittadino statunitense, il 28enne Andrew Victor, aggredito con una coltellata e deceduto poco dopo all’ospedale militare in cui era stato trasportato.

Un cameraman free lance di una emittente americana secondo alcune fonti, un insegnante secondo altre. Quello che è certo è che si trattava di un cittadino americano e tanto è bastato per far immediatamente intervenire gli Stati Uniti. Mentre l’ambasciata statunitense a Il Cairo sta verificando l’accaduto, il presidente Barack Obama ha lanciato un appello ai suoi connazionali, invitandoli a non recarsi nel Paese se non strettamente necessario.

Nelle stesse ore è arrivata l’autorizzazione del Dipartimento di Stato a tutto il personale diplomatico non essenziale a lasciare l’Egitto in attesa di un miglioramento della delicata situazione che ad oggi ha portato alla morte di tre persone e al ferimento di almeno 140 cittadini.

Proteste contro Morsi, scontri in Egitto: un morto ad Alessandria

Giornata di scontri in Egitto, dove la tradizionale festività del venerdì si è trasformata nell’occasione per proteste in piazza e tafferugli tra manifestanti pro e contro il presidente Morsi. La scorsa notte in uno di questi scontri è rimasto ucciso un sostenitore di Morsi, e questo ha ulteriormente acceso gli animi, visto che secondo i Fratelli Musulmani (la fazione di Morsi) è il quinto caso in meno di una settimana.

Ad Alessandria gli scontri si sono fatti particolarmente violenti, e una sede dei Fratelli Musulmani è stata presa d’assalto: una persona è rimasta uccisa, secondo l’agenzia di stampa Mena citando fonti mediche. Non è ancora chiaro a quale fazione appartenesse la vittima. Gli scontri sono ancora in corso e il bilancio è di 140 feriti, molti dei quali colpiti da proiettili e pallettoni.

Ma i disordini non si fermano ad Alessandria, in tutto il paese è stata una giornata di guerriglia urbana, con le sedi dei Fratelli Musulmani assaltate a Sharkeyia, a Beheira nel delta del Nilo, Gharbiya, Kafr El-Sheikh e Daqahliya e vicino al Cairo.

Mentre il leader dell’opposizione, El Baradei, condanna le violenze, cresce il timore per quello che potrà accadere dopodomani. Per quel giorno è stata convocata una manifestazione dall’opposizione laica e secolarista con l’obiettivo di chiedere le dimissioni di Morsi. Una manifestazione che ora potrebbe tramutarsi nell’occasione per nuove violenze.

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