Cosa si sono detti Merkel e Napolitano al telefono? – Il Quirinale smentisce le pressioni

Il Wall Street Journal lancia la bomba, il Quirinale prova a gettare acqua sul fuoco.

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Saranno state ore poco felici, al Quirinale: mentre si pensava, probabilmente, a preparare senza troppe ansie il Messaggio del Presidente della Repubblica a proposito di coesione e crescita, arrivava il botto del Wall Street Journal, ripreso dalla stampa italiana: la Merkel avrebbe fatto pressioni sul Capo dello Stato perché facesse tutto quel che era in suo potere per la situazione italiana.

Anche se nel pezzo, articolato e a sei mani, non si parlava esplicitamente di una richiesta dichiarata da parte della Merkel perché Napolitano inducesse Berlusconi alle dimissioni, ma si delinea un quadro molto più articolato e complesso, i quotidiani online nostrani hanno semplificato con titoloni, banalizzando. E sono quei titoli, che il Quirinale smentisce con una nota:

In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana, si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, ne’ tanto meno avanzo’ alcuna richiesta di “cambiare il premier”. La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali.

La telefonata, dunque, c’è stata eccome. Ed è chiarissimo che la Merkel non abbia avanzato richieste di cambiare il premier: chiunque l’abbia pensato, non ha letto il pezzo del WSJ o è, più facilmente, vittima di semplificazione giornalistica. Cosa si siano detti Napolitano e la Cancelliera, non ci è dato saperlo. Ma non si può affatto dubitare che Berlino abbia espresso, attraverso la propria rappresentanza politica, preoccupazioni per la situazione italiana. Certe cose non c’è bisogno di dirle chiaramente: si possono anche lasciare intendere, giusto?