Roberto Berardi, si aggravano le condizioni di salute dell’italiano sequestrato in Guinea

L’appello del fratello di Roberto Berardi: sospetta tubercolosi

Aggiornamento 18.44 – Secondo quanto reso noto dai familiari di Roberto Berardi, il console italiano in Guinea è riuscito a far effettuare un controllo medico su Roberto Berardi, detenuto nel carcere di Bata: l’imprenditore, che ha dovuto pagarsi privatamente le analisi ed i controlli medici con i soldi che la famiglia invia in Guinea, ha un enfisema polmonare e un’infezione diffusa ai polmoni. Oltre a ciò non riesce ad alimentarsi, rigettando il poco cibo che gli viene dato.

Tuttavia non ha alcuna possibilità di provvedere a reperire medicinali e cure mediche. La sua salute è ad altissimo rischio.

Roberto Berardi, si aggravano le condizioni di salute

Soltanto venerdì scorso, 27 giugno, il senatore della Repubblica Italiana Luigi Manconi, unico parlamentare italiano a mostrare interesse per la vicenda dell’imprenditore italiano Roberto Berardi, da oltre un anno e mezzo sequestrato in carcere dal regime della Guinea Equatoriale, aveva presentato alla procura di Roma un esposto proprio sull’imprenditore pontino.

“Le sofferenze patite da Roberto Berardi, l’imprenditore italiano recluso da oltre un anno e mezzo in Guinea Equatoriale in condizioni disumane, non sono più tollerabili e devono cessare immediatamente”

Il senatore Manconi, accompagnato da Rossella Palumbo, moglie dell’imprenditore, era stato ricevuto dall’ambasciatore di Guinea a Roma, il quale aveva ribadito la volontà del regime di Teodoro Obiang a concedere la grazia a Berardi (grazia che, come abbiamo scritto, verrebbe concessa solo in virtù di un “riscatto”, 1,5 milioni di euro che il governo guineiano accusa Berardi di avere trafugato).

L’esposto alla procura di Roma, utile per cercare di sbloccare proprio la questione grazia (è la terza volta che autorità di primo piano del regime di Obiang, tra cui lo stesso Presidente, si dichiarano intenzionati a concedere la grazia senza tuttavia far seguire alle parole alcun atto concreto), sottolinea anche le precarie condizioni di salute dell’imprenditore:

“Pare che le condizioni di detenzione di Berardi si siano inasprite: gli è stata diminuita la quantità dell’unico pasto della giornata e non gli è stato permesso di ricevere cibo dall’esterno, cibo che Berardi poteva procurarsi grazie ai soldi che la famiglia riusciva a inviargli e che è necessario alla sua sopravvivenza.”

Questa notte una mail ha ulteriormente squarciato quel muro di incomunicabilità tra Latina e Bata: l’ha scritta Stefano Berardi, fratello di Roberto, il quale in poche drammatiche parole riferisce un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute del fratello, che da due giorni non riuscirebbe a trattenere nemmeno quel poco cibo che gli viene concesso dai suoi aguzzini.

Roberto Berardi, malato di malaria, ieri sera non riusciva nemmeno a parlare al telefono con il fratello, sofferente di febbre molto alta e colto da continui conati di vomito e colpi di tosse:

“Ormai le ultime medicine contro la malaria e gli antibiotici non fanno più effetto, il dottore gli è negato, e la sbobba del mangiare è regolarmente vomitata da due giorni, perchè il corpo non arriva a trattenerla.”

Ma l’italiano Berardi non ha diritto al medico, almeno nell’inferno del carcere di Bata: in isolamento da mesi, alcuni detenuti sono riusciti, passando informazioni all’esterno, ad informare il console italiano in Guinea (al quale da mesi viene impedito l’accesso al carcere) delle condizioni di Berardi.

Condizioni che venivano “mitigate” grazie ai soldi che la famiglia riusciva ad inviare all’imprenditore detenuto, permettendogli di sopperire alle mancanze dei suoi aguzzini acquistando cibo. Oggi a Berardi viene negato anche questo.

Nel frattempo, la Farnesina non ha ancora nominato il nuovo ambasciatore in Camerun (Stefano Pontesilli non è più in carica) facendo mancare anche quell’unico interlocutore istituzionale “sul posto” (l’Italia non ha un’ambasciata in Guinea e quella spagnola si è fatta trovare ben chiusa, quando Berardi riuscì a fuggire dall’inferno di Bata, oramai mesi fa).

Il fratello Stefano Berardi si è così appellato alla Croce Rossa affinchè intervenga per verificare le condizioni di salute di Roberto Berardi e per garantirgli quel minimo di assistenza che è dovuta ad ogni essere umano in terra.