Omicidio di Yara, parlano i genetisti: “il DNA non può essere l’unica prova”

Il Fatto Quotidiano interroga quattro importanti genetisti sul caso Yara.

Sono in tanti, mi riferisco all’opinione pubblica, a credere nella colpevolezza di Massimo Giuseppe Bossetti nell’omicidio di Yara Gambirasio. I commenti sui social network sono un chiaro esempio di cosa pensano i cittadini, convinti in grande maggioranza che il caso sia risolto. La verità è altrove e nonostante le indiscrezioni, spesso smentite dagli stessi inquirenti, che aggiungono elementi contro il muratore di Mapello, Bossetti è innocente fino a prova contraria.

Stamattina Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un’interessante intervista ad alcuni noti genetisti italiani che spiegano perchè, soltanto alla luce del DNA, non è possibile condannare Bossetti per quel barbaro delitto.

E’ vero, il Dna del’uomo è stato rinvenuto sugli slip della giovanissima ginnasta. Questo ce lo dice la scientifica e il margine d’errore è vicino allo zero, così come è impossibile che ci troviamo di fronte a due profili genetici identici. Andrea Ballabio, dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli ha dichiarato:

Qualunque risultato del test del Dna, però, non costituisce prova, ma è un elemento, sia pure molto importante, da valutare nel contesto degli altri elementi.

Edoardo Boncinelli del San Raffaele di Milano rincara la dose:

Il test associa un sospettato alla scena di un crimine, o alla vittima, ma un bravo avvocato potrebbe in teoria trovare una spiegazione diversa dei fatti. Sarà interessante capire come Bossetti spiegherà la presenza del suo Dna sugli indumenti intimi di Yara. Secondo me potremmo essere di fronte a un altro caso Franzoni in cui l’individuo accusato di un crimine si autoconvince di non essere stato lui.

E’ vero, però, che nel caso di Yara non si può parlare di DNA contaminato. Quella rinvenuta sugli slip e i leggins della giovane è una traccia di Massimo Bossetti. A questo proposito, David Caramelli dell’Università di Firenze aggiunge:

Per quanto riguarda eventuali contaminazioni, è un fatto che può accadere, ma non con i marcatori genetici che sono stati utilizzati per ricostruire il profilo. Questi, infatti, se si escludono i gemelli monozigoti, sono unici per ciascun individuo.

Esclusa, inoltre, la possibilità di un falso positivo: i test sono stati eseguiti ben quattro volte in quattro diversi laboratori e hanno sempre dato lo stesso risultato, puntando direttamente a Bossetti.

Il DNA del muratore, in definitiva, è stato trovato sul corpo di Yara. Resta da chiarire come ci sia finito: è stato Bossetti a ucciderla o c’è un’altra spiegazione? E’ quello che gli inquirenti stanno cercando di capire in queste settimane, scavando non soltanto nella vita dell’uomo, ma confrontando gli elementi raccolti finora alla luce di questa fondamentale scoperta.

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