Governo Monti, con la “fase due” si scioglierà come la neve al sole di primavera?

Si chiude la “fase uno”, quella dei sacrifici per evitare il fallimento del Paese di fronte a una crisi internazionale devastante e si tenta di aprire la “fase due”, quella – si dice – della risalita dal pozzo e della ripresa. Fin qui, sostanzialmente, a pagare sono stati i soliti noti, cioè i ceti più

Si chiude la “fase uno”, quella dei sacrifici per evitare il fallimento del Paese di fronte a una crisi internazionale devastante e si tenta di aprire la “fase due”, quella – si dice – della risalita dal pozzo e della ripresa.

Fin qui, sostanzialmente, a pagare sono stati i soliti noti, cioè i ceti più deboli, senza dimenticare che è in arrivo un altro milione di disoccupati e già oltre un milione di anziani (il 10% del totale) è costretto a fare la dieta del “frigo vuoto”, con danni alla salute e poi alle casse dello Stato per gli ospedali pieni. E’ vero che qualche sforbiciatina è stata data anche “sopra”, ma patrimoni, ricchezze e privilegi prosperano indisturbati e soprattutto i grandi evasori e i grandi speculatori non sono stati minimamente toccati.

Ora, per spingere la fase due, – già si prevede una nuova pesante manovra in primavera – si può ancora spremere il limone dei pensionati, dei redditi fissi e dei piccoli imprenditori? No. Perché da quelle parti si è raschiato il barile. E non è pensabile nessuna vera riforma strutturale senza incidere i grandi interessi costituiti, caste comprese, a cominciare da quella politica.

A quel punto, più Monti spingerà sull’acceleratore delle riforme e più i parlamentari e i partiti della maggioranza inizieranno a frenare e a franare, fino a farlo saltare. Di fronte a questa possibilità, molti partiti, non solo della ex maggioranza, pensano solo ai propri interessi e alle elezioni.

Non a caso il giudizio di Vendola (che invoca una patrimoniale pesante) sulla manovra è uguale a quello di Di Pietro: “Socialmente sbagliata, inutile per il contenimento del debito pubblico, spinge il paese dentro una voragine recessiva”. Sbagliano?

Ci si accorgerà presto che il refrain: “ per il governo tecnico è più facile fare le riforme perché non ha esigenze di consenso elettorale” si scioglierà come la neve al primo sole di primavera. Allora? Serve il ritorno in campo della politica, forse ancor prima del 2013.

Serviranno scelte decisive e non indolori sulle quali dovranno essere solo i cittadini a decidere. Non subendo decreti ma accettando la maggioranza degli italiani, stabilita attraverso il voto. Giusto affrontare l’emergenza. Ma non si può vivere sempre nell’emergenza rimettendosi alla “clemenza” dei professori.