Berlusconi condannato, d-day after. Trema il Pdl. Tremano anche Letta e il Pd

Anche stavolta nel Pd si festeggia per la condanna di Berlusconi, ma passata l’euforia della sbornia il cerchio alla testa stringerà la sinistra, con la sentenza di Milano capace di tramutarsi in boomerang.

Per il Pdl, oggi il quadro è più chiaro, lampante, sa cosa deve fare, è solo questione di tempo per preparare il d-day dell’attacco al governo, la nuova campagna militare (elezioni), l’obiettivo del cappotto elettorale e delle riforme “rivoluzionarie”, iniziando dalla giustizia. Per il Pd, tutto si complica.

Ufficialmente il partito di Epifani fa girare il solito disco: “Come sempre, rispetto per le decisioni della magistratura” ma le fibrillazioni, dalla base ai vertici, possono creare uno sconquasso. E’ un po’ come quando arriva un temporale d’estate, può spazzar via l’afa portando refrigerio ma può anche tramutarsi in un fortunale devastante. Qui siamo.

Magistratura e politica sono (o dovrebbero essere) separate ma forse mai come in questo caso la sentenza pesantissima contro il Cav piomba come un pietrone nello stagno degli equilibri politici, con ripercussioni (a breve) per il governo delle larghe intese. Come si sa, dal punto di vista “tecnico”, cioè giuridico, la sentenza di primo grado seguirà l’iter dell’appello e poi della Cassazione, quindi tempi lunghi.

Ma sul piano politico è tutt’altro discorso e tutto può cambiare presto perché oggi tutto è diverso da ieri. Sommando i casi Mediaset e Ruby, Berlusconi si carica nel groppone qualcosa come undici anni di reclusione.

Il Cav è nella morsa, non può far saltare subito il governo per il collegamento diretto con le sentenze ma può creare un clima “sudamericano” nel Paese presentandosi come “vittima” e “martire” della giustizia ideologizzata e nel contempo come un moderno Robin Hood, unico e ultimo difensore di quel popolo tartassato (tasse, giustizia ecc) e, in quanto difensore, ingiustamente tartassato e perseguitato dalla “muta” famelica dei tribunali.

Quando la frittata sarà a giusta cottura il Pdl eseguirà l’ordine di staccare la spina al governo e tutti al voto, un referendum pro o contro Silvio. Ora, come regge il Pd una alleanza con uno così “impresentabile” che prepara quel che tutti sanno che preparerà? Chi si ergerà a difesa dell’alleanza con il Pdl di Berlusconi?

Letta può fare il sornione e cercare di tirare avanti per un po’. Ma l’indecisione del Pd o una linea di condotta sbagliata può essergli esiziale quando si dovrà andare a contare i voti delle urne. Nel Pd i più sono certi che dopo queste condanne il Cav è “cotto”, basta una spintarella per finirlo anche sul piano politico. La base e buona parte dei vertici hanno dovuto ingoiare la pillola amare di Napolitano sulle larghe intese ma nessuno oggi intende proseguire il cammino insieme a Berlusconi con condanne gravissime e infamanti.

O ha ragione il Cav sui giudici politicizzati e allora bisogna difendere il Cav, o hanno ragione i giudici e quindi bisogna rompere quanto prima l’abbraccio mortale con l’alleato “condannato”. Tertium non datur.

La infinita stagione giudiziaria, partita male con mani Pulite, dopo 20 anni finisce peggio. Presto si capirà di che pasta è la Repubblica italiana. Intanto l’interrogativo è uno solo: chi stacca la spina a Letta?

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