Ma il referendum sul Porcellum che fine ha fatto?

Vi ricordate del referendum sulla legge elettorale? Noi sì.

Ne sono successe di cose in questi mesi: Berlusconi si è dimesso e si è insediato un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti per dirne una grossa. Ok: ma che fine ha fatto il referendum sulla legge elettorale? Quello messo in piedi per toglierci dalle scatole il porcellum di Calderoli, per intenderci. La faccenda è in corso d’opera, ma c’è una data: 11 gennaio. Lì, sapremo.

Dopo la raccolta firme validata dalla Cassazione, a breve sarà il turno della Corte Costituzionale, che dovrà valutare la legittimità del quesito. Umori? Secondo quanto scrive il bene informato Mario Lavia su Europa, buoni:

A Ferrara venerdì scorso si è tenuto un affollato forum di costituzionalisti di cui non si è avuta eco. La grande maggioranza di loro ha sostenuto l’ammissibilità del referendum anti-Porcellum. Una molteplicità di pareri, espressa anche da chi non ha firmato per il quesito-Parisi o lo ha firmato solo perché qualunque cosa è meglio del Porcellum (Valerio Onida), che contraddice lo spin politico-giornalistico secondo il quale la Consulta si sarebbe già orientata per il no (la sentenza verrà emessa l’11 gennaio).

Ma i partiti la vorranno cambiare davvero questa legge elettorale? A sfogliare Il Giornale, la caccia al porcellum è aperta. Bene o male tutto il Parlamento non vorrebbe presentarsi alle prossime urne con l’attuale sistema. Ma col porcellum c’è sempre il solito problema: a parole sono tutti contro e non va bene, nei fatti piace a tutti, a destra, e sinistra e al centro, visto il potere che garantisce agli apparati di partito.

Vedremo l’11 gennaio come si esprimerà la Consulta, ma intanto per farvi un’idea dei quesiti e della posta in gioco potete dare un’occhiata alla vecchia guida al referendum sulla legge elettorale che avevo scritto nel settembre scorso.

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