Dimmissioni Idem: deleghe suddivise tra gli altri ministri

La campionessa di canoa non è più ministro della Repubblica.

20.07 E’ certamente la giornata più difficile per il governo Letta. Dopo la sentenza di primo grado del “processo Ruby” in cui Berlusconi è stato condannato a sette anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici, arrivano le dimissioni del Ministro Josefa Idem in seguito al miniscandalo sull’ICI non pagata. Le parole di circostanza di Enrico Letta trasudano fatica:

Ho preso atto della volontà irrevocabile del ministro Idem di rassegnare le dimissioni. Sono convinto che emergeranno rapidamente, e in tutta la loro limpidezza, la correttezza e il rigore morale che conosco essere fra i tratti distintivi di Idem e per i quali l’ho scelta e le ho chiesto di entrare far parte del governo

20.00 Le deleghe in mano a Josefa Idem fino al momento delle dimissioni saranno distribuite ad altri ministri in carica. L’orientamento di Letta sarebbe quindi quello di non sostituire la dimissionaria ministra del Pd. Questa la nota ufficiale:

Ho informato il Presidente della Repubblica delle dimissioni del ministro Idem e della mia volontà di comunicare al prossimo Consiglio dei Ministri la redistribuzione delle sue deleghe all’interno dello stesso Consiglio

19.35 Josefa Idem ha presentato le dimissioni e il premier Letta le ha accettate. Questo il comunicato diffuso dal ministero per le Pari Opportunità:

Oggi pomeriggio, nel corso di un incontro a Palazzo Chigi, Josefa Idem, Ministra per le Pari opportunità, lo Sport e le Politiche giovanili, ha presentato le sue dimissioni al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, che le ha accolte

Questo invece il primo commento della medagliatissima ex ministro:

Come Ministra ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del gioco. La persona Josefa Idem, già da giorni invece, si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti

Aggiornamento 16.56 L’incontro tra il ministro Idem e il premier Letta è iniziato alle 16.45. La decisione finale potrebbe arrivare nel tardo pomeriggio.

Il premier Enrico Letta vuole vedere “le carte”, sentire la versione del ministro Josefa Idem, capire un po’ di più sulla evasione di Ici e Imu e poi decidere il da farsi, se convincerla a rassegnare le dimissioni o se invece tenerla ancora a bordo del governo. Ma qual è la pietra dello scandalo? Dal 2008 al 2011 Josefa Idem è risultata residente a Ravenna, dove vive la famiglia, ma a un indirizzo diverso da quello del marito e dei figli (per l’esattezza a pochi metri di distanza). In questo modo, né Idem né il marito-allenatore Guglielmo Guerrini hanno pagato un euro di Ici, visto che la tassa non era prevista sulla prima casa. Il 4 febbraio scorso la situazione è stata normalizzata.

Lei fino a questo momento ha ammesso di aver fatto una sciocchezza, ma si è sempre difesa: “Me ne assumo le responsabilità e sanerò ciò che sarà da sanare. Non sono infallibile ma onesta“. Resta da capire se quelle che possono essere ingenuità sono comunque sufficienti per rassegnare le dimissioni da ministro. Ne è sicura Daniela Santanché, che a Repubblica ha dichiarato:

Il fatto che si sia presentata con l’immagine di una paladina della morale, dell’etica, della correttezza. Ebbene, quelle cose che ha fatto, pur essendo per me peccato veniale, sono del tutto incompatibili con l’immagine che aveva voluto dare di sé, ovvero di campionessa integerrima. È per questo, ribascisco, che Letta farebbe bene a sostituirla.

A forzare la decisione di Letta potrebbe essere anche il precedente di Michaela Biancofiore, che si è vista declassata in seguito ad alcune dichiarazioni sui gay (a proposito, le associazioni LGBT hanno rilasciato dichiarazioni a favore del ministro delle pari opportunità). Usare la mano morbida nei confronti di Josefa Idem provocherebbe tensioni e il Pdl non aspetterebbe un secondo a parlare, come ha già fatto preventivamente, di doppi standard per esponenti del Popolo delle Libertà e del Partito Democratico.

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