L’intervista di Casaleggio al Corriere della sera: «La democrazia diretta cambierà il Parlamento»

Il guru del Movimento 5 Stelle a tutto campo su democrazia liquida e futuro del web

di guido

Gianroberto Casaleggio
Bisogna andare nelle pagine culturali del Corriere della sera di oggi per trovare l’intervista di Serena Danna a Gianroberto Casaleggio, il “guru” del Movimento 5 Stelle. Una scelta piuttosto strana, visto che Casaleggio non ama esporsi, meno che mai con i media italiani, e questa è forse la prima vera intervista che la mente del M5S concede a un giornale di casa nostra (in tempi recenti, ne aveva concessa una al britannico The Guardian). Anche se forse non è corretto parlare di ‘vera’ intervista, poiché dal taglio del botta e risposta si capisce che la giornalista ha inviato le domande via mail a Casaleggio, che ha poi fornito a tempo debito le risposte.

Se ci si aspetta quindi un intervistatore che incalza l’intervistato si rimarrà delusi, ma il Corriere non rinuncia a fare qualche domanda scomoda, semmai è Casaleggio a svicolare sui punti più controversi. Come per esempio sul famoso documentario “Gaia”, che preconizza la nascita di un nuovo ordine mondiale, dove vige un sistema di democrazia diretta basata sulla Rete. Casaleggio per la prima volta sembra prenderne le distanze:

Un gioco, come è stato un gioco la creazione del video, come è avvenuto per il video Prometeus che ipotizza il futuro dei media. Comunque che in futuro sia possibile una guerra mondiale — che non auspico — per le risorse come il gas, l’acqua e il petrolio, non sono certo l’unico a dirlo, e un governo mondiale con forti autonomie nazionali può essere nell’ordine delle cose

E sulla terza guerra mondiale in partenza nel 2020, il guru evita di rispondere direttamente affidandosi a un’analisi sulla democrazia collettiva e sui rischi di dittatura orwelliana, ma senza mai dire se è davvero convinto di quello che detto in Gaia.

Ed è invece a proposito di democrazia diretta 2.0 che Casaleggio dà le risposte più circostanziate. La democrazia diretta non deve sostituire gli attuali organi di governo, ma affiancarli.

gli eletti devono comportarsi da portavoce, il loro compito è sviluppare il programma elettorale e mantenere gli impegni presi con chi li ha votati. Ogni collegio elettorale dovrebbe essere in grado di sfiduciare e quindi di far dimettere il parlamentare che si sottrae ai suoi obblighi in ognimomento attraverso referendum locali

E riguardo le implicazioni più pratiche:

il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, l’elezione diretta del candidato che deve essere residente nel collegio dove si presenta, l’abolizione del voto segreto, l’introduzione del vincolo di mandato.

L’intervistatrice fa notare a Casaleggio come i più recenti esempi di partecipazione diretta via web alle fasi decisionali non abbia dato effetti sperati (si parla delle petizioni online del portale “We the People”, ma si potrebbe parlare anche del recente voto sull’espulsione di Adele Gambaro dal M5S o le stesse Quirinarie), e Casaleggio risponde:

In Rete, come nella realtà, è impossibile essere competenti su tutto. Però la Rete consente a gruppi con conoscenze e interessi simili dislocati nel mondo di mettersi in contatto e di formare una conoscenza superiore su qualunque aspetto in tempi molto brevi, condividendo esperienze e fatti.

E vorrebbe che nel mondo reale ci fosse lo stesso grado di confronto e divergenze che c’è in Rete.

Infine, si parla della famosa (ormai quasi leggendaria) piattaforma on-line che dovrebbe guidare il lavoro dei parlamentari del M5S. Doveva essere pronta per l’inizio della legislatura ma poi – questa era stata la scusa ddi Casaleggio – le elezioni anticipate avevano scombinato i piani. Ora però la piattaforma, che dovrebbe rappresentare l’equivalente del Liquid Feedback del Partito Pirata tedesca, tarda ad arrivare. Casaleggio temporeggia e prova a spiegare di cosa si tratterà, deludendo un po’ le attese:

Il termine esatto è applicazione, più che piattaforma. Il software utilizzato consentirà ai parlamentari di presentare in anteprima le loro proposte di legge agli iscritti che potranno integrarle, commentarle, “complementarle” entro un periodo determinato; inoltre in futuro gli iscritti avranno anche la possibilità di suggerire nuove proposte di legge ai parlamentari.

Quindi nessuno scenario in cui gli elettori diventano protagonisti, almeno per ora. Si tratterà semplicemente di un sistema con cui presentare le proposte di legge agli elettori e ricevere un feedback. Né più né meno quello che fanno già oggi i parlamentari a 5 Stelle usando Facebook.

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