Delitto di Perugia, la difesa di Sollecito prende le distanze da Amanda Knox

Lo si apprende dal contenuto del ricorso in Cassazione depositato lo scorso 16 giugno.

La difesa di Raffaele Sollecito, condannato insieme ad Amanda Knox nell’appello bis del processo per il delitto di Meredith Kercher, uccisa il 1°novembre 2007 a Perugia, ha deciso di tentare un’altra strada e di prendere le distanze dalla posizione di Amanda Knox nel ricorso in Cassazione presentato nei giorni scorsi.

A 7 anni da quel barbaro delitto e dopo cinque gradi di giudizio, contando anche l’udienza preliminare, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori chiedono ai giudici non soltanto di assolvere Raffaele Sollecito, ma anche di valutare la sua posizione come indipendente da quella della studentessa americana.

Fino ad oggi, infatti, le posizioni dei due indagati sono state legate a doppio filo e le sentenze di condanna ne sono la prova. Ora però qualcosa potrebbe cambiare, ne scrive oggi Il Giornale Dell’Umbria:

Nel paragrafo XXIV del ricorso, infatti, gli avvocati Bongiorno e Maori scrivono che ci si troverebbe di fronte ad un caso di «violazione del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, in ordine alla ritenuta impossibilità di differenziare le posizioni di Raffaele Sollecito e Amanda Knox» e di omissione nel motivare anche «in relazione alla eventuale derubricazione dell’accusa di omicidio e all’applicazione di diminuenti».

La Corte, lo affermano i due avvocati, finora “ha negato qualsiasi approfondimento dei ruoli individuali evitando di assumere qualsiasi posizione in ordine alle alternative ipotesi ricostruttive”.

Ci sarebbero numerosi elementi che proverebbero la posizione diversa dei due indagati, a partire dal memoriale di Amanda Knox in cui la giovane statunitense parlava al singolare a proposito di quanto accaduto quella sera in via della Pergola.

Sul coltello di quella che è stata indicata come arma del delitto, poi, non c’è alcuna traccia di Sollecito. La Corte, lo ribadiscono i due avvocati:

non ha neppure valutato la eventualità di una derubricazione del contributo del Sollecito in una ipotesi meno grave e gli elementi richiamati in sentenza a carico del Sollecito – non idonei a provarne la responsabilità penale in relazione all’omicidio, attesa anche la conclamata assenza di movente in capo all’imputato – avrebbero potuto, semmai, indurre la sentenza a confrontarsi con l’eventualità di un contributo minore.

La prima udienza in Corte di Cassazione, lo ricordiamo, dovrebbe tenersi non prima di 12 mesi a partire dalla data di presentazione del ricorso, lo scorso 16 giugno.


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