I sindacati insistono: «La manovra non è equa»

Susanna Camusso e Raffaele Bonanni ribadiscono le posizioni dei sindacati. Le proteste continueranno, fino a Natale e anche dopo.

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La manovra di Monti avrà anche incassato la fiducia alla Camera – non senza distinguo nel corso delle dichiarazioni di voto – e Monti avrà anche fatto il suo personalissimo show da supereroe salvatore della patria in diretta tv, ma le proteste da parte delle parti sociali non si sono certo sopite. Anzi.

Ai microfoni di SKY Tg24 sono appena intervenuti sia Raffaele Bonanni (Cisl) sia Susanna Camusso. Il primo ha insistito sulla questione della concertazione, che di fatto è venuta a mancare, salvo piccole modifiche al decreto salva-Italia:

«Non tollereremo più che il governo non ricorra alla concertazione, non può farla sulle materie che dice e altre no. Tutti i partiti pensano alle elezioni anticipate e vogliono ridurre il potere di Monti, ecco perché noi gli diciamo: ‘apri alla concertazione e si troveranno le soluzioni più idonee ed eque per il paese»

Quanto alla manovra, Bonanni ribadisce un concetto già sviscerato più volte:

«Non c’è equità, le tasse sono tutte caricate su lavoratori e pensionati: non sono andati a colpire chi ha valori immobiliari, si carica anche chi ha una sola casa[…] la Marcegaglia è l’unica che ha ricevuto soldi dal Governo e a dare i soldi siamo stati noi”»

Da Padova, gli ha fatto eco la Camusso:

«E’ una manovra squilibrata sulla tassazione del lavoro dipendente e sulle pensioni, un tratto che va corretto anche per gli effetti recessivi che ha sul paese, anche in termini di potere d’acquisto. Bisogna ricordarsi che i dati sulla produzione industriale sono in totale calo. Noi siamo sempre diffidenti se ci dicono che c’è una fase prima e una fase seconda, perché la fase seconda poi non arriva mai».


Ma cosa potranno fare, in concreto, i sindacati?

Tanto per cominciare, si sono in qualche modo ricompattati, sulla spinta della manovra Monti. E questo, dal loro punto di vista, è sicuramente un segnale positivo. Ma da qui a riuscire ad incidere in maniera incisiva su quelle che saranno le misure del governo – e che non riguardano certo il decreto salva-Italia e basta, visto che a breve si metterà mano al mercato del lavoro – ce ne corre. Anche perché le forze sindacali dovranno ricucire lo strappo evidente che le separa dal paese “reale”, un paese in cui i pochi che hanno ancora un contratto a tempo indeterminato – e che quindi possono scendere in piazza per gli scioperi indetti dalle varie sigle – lasciano sempre più di frequente il posto a un esercito di precari.

Un esercito fatto di persone con contratti atipici rinnovati di mese in mese, un esercito di possessori di partita Iva senza le più elementari tutele (malattia? ferie?) con un’incertezza di fondo che impedisce loro qualsiasi tipo di pianificazione per il futuro, con trattamenti economici spessi risibili. Un esercito fatto di persone che non solo la politica ma nemmeno i sindacati rappresentano (e forse conoscono).

Insomma, le parti sociali, oltre a tentare di incidere sul governo, dovranno anche preoccuparsi della società civile e lasciare che questa incida su di loro.

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