Monti a Berlusconi: «Non sono disperato». I piani d’ascolto dell’ex premier

Un siparietto colto dalla regia della diretta dalla Camera racconta una situazione politica del tutto surreale.

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Ieri, durante il discorso di Mario Monti alla Camera, trasmesso anche in diretta tv, si è consumato un interessante siparietto che la regia del collegamento con il palazzo di Montecitorio ha saputo cogliere sapientemente.

Prima arrivano gli applausi poco convinti di Berlusconi e Alfano mentre Monti parlava della necessità di eliminare gli ostacoli al libero mercato (un cavallo di battaglia berlusconiano, a pensarci bene: era l’ex premier ad aver fatto diventare uno slogan da ripetere ad ogni occasione quello della necessità di liberarsi di lacci e lacciuli).

Poi c’è il piccolo colpo di teatro del Presidente del Consiglio, che cita alcuni titoli di giornale su cui ha letto: «Monti è disperato».

Ed ecco Berlusconi – è suo, il virgolettato – che ridacchia con Alfano. Ridacchia anche mentre Monti ribadisce di non essere disperato, di essersi sentito in colpa, per un attimo, per non esserlo. E poi di essersi fatto passare anche i sensi di colpa, convinto che quel che si fa sotto la guida del suo esecutivo sia l’unico intervento possibile.

C’è tutto il passato e il presente, in quei piani d’ascolto di Silvio Berlusconi: c’è il volto di un potente che non si rassegna all’idea di aver perso. C’è anche la risatina di chi sa che, ancora una volta, l’ha sparata grossa. E c’è anche quella surreale commistione fra i paletti del governo Berlusconi e le linee guida dell’esecutivo Monti: il secondo prosegue la linea dettata dal primo, eppure – forte dell’appoggio di una maggioranza larghissima, che include lo stesso Berlusconi – si concede il lusso delle stoccatine. Del resto, c’è il rigore, il confronto con un passato che non sapeva più farsi rispettare, che consente a questo presente di fare tutto quel che il passato avrebbe voluto.