Marcello Dell’Utri dal carcere minaccia lo sciopero della fame: “Datemi più libri”

Lo ha raccontato l’onorevole di Forza Italia Massimo Palmizio, che lo è andato a trovare in cella.

Che Marcello Dell’Utri sia un appassionato bibliofilo è cosa arcinota: è da decenni che si occupa di libri antichi, è stato presidente di un’associazione di appassionati, è anche colui che ha portato allo scoperto i diari di Mussolini (anche se sulla loro autenticità non tutti sono concordi). Per queste ragioni non stupisce che ora, dal carcere di Parma, dove si trova in seguito alla condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, cerchi di tenersi impegnato occupandosi di libri.

Lo ha fatto sapere all’Ansa l’onorevole Massimo Palmizio, anche lui di Forza Italia, che lo è andato a trovare nel penitenziario in cui da una settimana è detenuto in infermeria per la condanna a sette anni: “O mi fanno avere più libri o farò lo sciopero della fame”, queste le parole di Dell’Utri riportate da Palmizio. “Un conto scontare la pena, un conto negare libri che per lui sono come l’acqua. Farlo è tortura psicologica”. Il regolamento, infatti, prevede che non se ne possano tenere più di due per volta in cella.

Non solo, Dell’Utri avrebbe anche voluto occuparsi della riorganizzazione della biblioteca del carcere, cosa che gli è stata negata. “È provato fisicamente e psicologicamente ma la testa c’è tutta”, racconta il parlamentare. “Libri ne ha qualcuno con sè, ne riceverà altri quando crede dai familiari e dagli amici, come può ricevere i giornali, guardare la tv. Ha diritto a un’ora d’aria la mattina e una al pomeriggio. E poi un’ora in saletta socializzazione, struttura angusta, pochi metri di lato e due tavoli di formica, non proprio un luogo ameno. Stamani quando sono giunto c’era con lui il suo legale, poi è passato il medico per la visita. Non oso pensare come sia il carcere fuori dall’area infermieristica”.

“Dell’Utri si deve ambientare. Ha chiesto del lavoro in biblioteca. Non è un luogo che si possa frequentare: si possono chiedere i libri, come si possono ricevere dall’esterno. Non potrà fare il bibliotecario. Non è una struttura che richieda una figura di questo genere”. Al di là della sua colpevolezza, spiace per Dell’Utri che la sua iniziativa sia stata frustrata; ma è difficile immaginare che una biblioteca di carcere possa essere interessata a manoscritti e volumi antichi.

Marcello Dell'Utri

I Video di Blogo