Ore 12 – Manovre e stangate in aumento. Anche la crisi …

Il clima si surriscalda, si va ben oltre le sceneggiate della Lega in Parlamento. Dieci buste con proiettili e un volantino di minacce firmato dal Movimento Armati proletari, rivolte al premier Monti, all’ex premier Berlusconi e ai direttori di alcuni quotidiani nazionali sono state intercettate nella serata di ieri al Centro meccanografico di Poste Italiane

Il clima si surriscalda, si va ben oltre le sceneggiate della Lega in Parlamento. Dieci buste con proiettili e un volantino di minacce firmato dal Movimento Armati proletari, rivolte al premier Monti, all’ex premier Berlusconi e ai direttori di alcuni quotidiani nazionali sono state intercettate nella serata di ieri al Centro meccanografico di Poste Italiane di Lamezia Terme.

Sono segnali da non sottovalutare, scintille che possono degenerare. Oggi la Camera otterrà, non senza sussulti, la fiducia sulla manovra “Salva Italia”.

Il presidente Napoltano si prodiga negli appelli per far ingoiare agli italiani le pillole dei sacrifici. Ma la gente è sfiduciata, dubbiosa, poco convinta che la stangata sia equa e che sia utile. Il risultato di ben tre manovre è a dir poco sconsolante: l’Italia è ormai in recessione, come affermano il ministro Passera e Confindustria. Le stangate non sono quindi servite a niente?

Il premier Monti dice che senza, saremmo in condizioni ben peggiori. Ma una lobby tira l’altra e pare proprio che anche stavolta, in buona sostanza, pagano i “soliti noti”. Il quadro è fosco. Anche il debito pubblico è cresciuto, l’occupazione è stata falcidiata, l’inflazione colpisce i redditi medio bassi. Gli aumenti maggiori riguardano il cibo e i carburanti e altri generi di prima necessità.

Mario Draghi annuncia nuovi “temporali”, per le prospettive economiche dell’area euro ci sono “considerevoli rischi di ribasso nel contesto di elevate incertezze, esigenza di un nuovo patto di bilancio per il ripristino del normale funzionamento dei mercati”. L’inflazione resta su “livelli elevati. Per il Pil di Eurolandia si prevede una crescita insignificante: nel 2011 tra l’1,5 e l’1,7%, nel 2012 tra lo 0,4 e l’1%, nel 2013 tra lo 0,3 e il 2,3 nel 2013.

Peggio ancora in Italia. Le previsioni del Centro studi Confindustria dicono che sull’eurozona cade ” l’inverno della recessione che in Italia è iniziata prima e risulterà più marcata”. Tra la scorsa estate e la prossima primavera è previsto un crollo del Pil di due punti. Per il 2012 le stime sono state tagliate da +0,2% al -1,6%, per l’anno che se ne va dal +0,7% al + 0,5%.

Cinque anni di crisi ha bruciato un milione di posti di lavoro. Alla fine del 2013 il Pil italiano sarà ancora ad un livello di -5,7 punti percentuali sotto il picco pre-crisi. “E’ molto probabile – è scritto nel documento – che si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti, il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% a fine 2012″. Con un saldo di altre 219mila persone occupate in meno, il biennio 2012-2013 si chiuderà con un calo di 800mila posti di lavoro dall’inizio della crisi nel 2008, un crollo che colpisce soprattutto i giovani: -24,4% per i 15-24enni, -13% per i 25-34enni da metà 2008 a metà 2011; + 6,6% per gli over 45enni.”

Ancora: “Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono in deterioramento”. Perché con la recessione si “riducono significativamente” gli spazi per “il trattenimento dei lavoratori da parte delle imprese”. Un nuovo calo dal 2012 porterà a 957mila occupati in meno alla fine del 2013.

E se crollasse l’euro? Una tragedia! “Alcune simulazioni riguardanti le quattro maggiori economie dell’eurozona, nel primo anno il Pil crollerebbe tra il 25 ed il 50%, svanirebbero tra i 6 e i 9 milioni di posti di lavoro in ciascuna di esse, i deficit e i debiti pubblici raggiungerebbero valori da immediata insolvenza perfino in Germania”. Il direttore del Centro studi confindustriale Luca Paolazzi lancia l’allarme: “Siamo a un bivio, o si vedrà l’uscita dalla crisi o non si salverà ormai più nessuno”.

Chi paga, si sa già. Chi ringraziare?