Monti al Senato, la contestazione leghista

Ma arrivano eurobond e Tobin Tax.

Una seduta interrotta, una forza che non si rassegna ad aver perso il potere, un primo ministro che tira dritto. Questa in sintesi la mattinata al Senato: Mario Monti stava spiegando all’aula le misure prese nella scorsa settimana all’eurovertice di Bruxelles, quando i senatori della Lega Nord hanno costretto il Presidente del Senato a interrompere la seduta. Urla, ululati, gazzarra. Un brutto spettacolo, sostanzialmente ignorato da Mario Monti.

Ma che cosa ha spiegato Monti al Senato? Nulla di straordinario, le contestazioni erano evidentemente organizzate da tempo, e non avevano alcun collegamento con quanto spiegato oggi. Per Monti è “molto difficile o impossibile tracciare il confine tra Paesi totalmente virtuosi e Paesi totalmente peccaminosi” e che “è nostra convinzione e interesse su meccanismi di disciplina credibili e di dotare l’area euro di firewall, dispositivi di intervento corroborati da adeguati mezzi finanziari per evitare il contagio tra paesi”.

Apertura verso eurobond, con due finestre aperte. Ha detto Monti “Nelle conclusioni del consiglio europeo anche leggendole attentamente non troverete le parole eurobond, o stability bond. Tuttavia segnalo due finestre aperte verso questo tema, che sarà nostra cura coltivare: una è la previsione di un meccanismo tra stati membri sui programmi di emissione del debito pubblico” e a marzo, arriverà una nuova unione fiscale.

Apertura da parte di Monti, in parziale risposta alle contestazioni leghiste, verso la tassazione delle rendite finanziarie. In sintesi, anche a Bruxelles piacerebbe alleggerire la pressione fiscale sui cittadini dell’eurozona, e per farlo si pensa a una leggendaria chimera fiscale, la Tobin Tax “questo è uno dei modi per poter realizzare non già il “basta tasse” ma il “meno tasse su famiglie e imprese”. Vedremo in futuro. Conclusioni dedicate alla Gran Bretagna e alla sua scelta di autoescludersi dalla modifica dei trattati. Ma non c’è stato nulla di mai sentito nelle parole di Monti: quel che rimarrà di oggi, sui giornali di domani in edicola, saranno certamente le urla padane.