Ore 12 – Berlusconi e i “berluscones”, ma dove sono finiti?

E i responsabili (irresponsabili) dello sfascio dell’Italia che fanno, mentre Monti rema (e mena fendenti non sempre in modo equo e utile…) per non fare affogare il Paese? Lasciando stare Scilipoti, nullità da Carnevale, e lasciando stare Bossi, maschera di un separatismo padano estremistico, è utile seguire le orme del cuore e del volano della

E i responsabili (irresponsabili) dello sfascio dell’Italia che fanno, mentre Monti rema (e mena fendenti non sempre in modo equo e utile…) per non fare affogare il Paese?

Lasciando stare Scilipoti, nullità da Carnevale, e lasciando stare Bossi, maschera di un separatismo padano estremistico, è utile seguire le orme del cuore e del volano della ex maggioranza, il Pdl e i berlusconiani. Non sono estinti come i mammuth. Privati delle leve decisive del potere ma non privi di potentissime bocche da tiro, sono solo delusi e smarriti.

Anticomunisti come sono (anche se adesso Bossi accusa l’ex alleato di stare con i comunisti) non sanno che Lenin potrebbe tornare loro utile con i suoi “Che fare?” e “Un passo avanti due passi indietro”. Più modestamente i pidiellini si affidano ai giornali di famiglia del capo-padrone del partito, in primis Il Giornale. Altro che Lenin: Sallusti, Feltri e la solita compagnia di giro minano il terreno, non si risparmiano contro il governo dei “professori” ma, come accecati, sparano a vuoto, privi di un orientamento politico capace di preparare il contrattacco e riprendersi quel che hanno perduto.

Già, l’orientamento! Dove va il Pdl? Dove va Berlusconi? Dopo la fuoriuscita da Palazzo Chigi, dopo qualche mortaretto, vista la malaparata, il Cavaliere si è afflosciato, nascondendosi dietro le persiane della sua Villa di Arcore, silenziosa come non mai per le assenze di Bossi e delle ragazze del Bunga bunga.

La faccia, per ora, ce la mette, dietro comando e … compenso, Angelino Alfano. Il segretario del Pdl si arrampica sugli specchi, sta in bilico sul trapezio, lancia timidi richiami a Monti (no alla patrimoniale) e lo incita a usare la scure sulle pensioni d’oro, proteso a mettere paletti a difesa di determinate classi sociali (con dentro i furbetti del quartierino e i furboni dei quartieri alti) e soprattutto a fare il “cane da guardia” della “roba” del suo padrone. Ma il Pdl è corretto e voterà la manovra di Monti, si dirà.

Sì, perché è “costretto”, sapendo bene che seguire Bossi nel “tanto peggio tanto meglio” significa la fine del Pdl e la fuga al centro o nell’astensionismo dell’elettorato. Allora? Forse chiedere al Pdl di definire una nuova identità e una nuova strategia è chiedere troppo. Ancora una volta si aspetta che sia Berlusconi a tirare fuori l’ennesimo coniglio dal cappello, magari solo una nuova alleanza tappabuchi.

Quella del Pdl resta una forza (elettorale e non solo …) reale e pesa politicamente, socialmente ed economicamente nel Paese. Va rimessa in “circolo”. E’ fondamentale per il dopo Monti, per la riorganizzazione del sistema politica, per la salvaguardia democratica e il futuro dell’Italia.