Siria, Bonino: “si agli aiuti, no alle armi”

Secondo Paulo Pinheiro, capo della Commissione Onu di Inchiesta sul Paese mediorientale, la Siria è “in caduta libera”. Gli Stati Uniti accennano a grandi manovre. Il ministro Bonino: “l’Italia fornirà aiuti ma non armi”

Bonino: “aiuti si, ma niente armi”

Così il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino alla conclusione dei lavori degli Amici della Siria di Doha, tenutasi nella giornata di oggi:

Il nostro Paese fornirà ai ribelli siriani tutto l’aiuto possibile tranne le armi. Qualsiasi aiuto passa per la comprensione di chi è l’opposizione, che credibilità ha e che tipo di controllo ha sul terreno.

Per questo motivo, secondo il ministro Bonino, una conferenza di pace è l’unica soluzione per risolvere il dramma umanitario in Siria. Tutti gli 11 ministri partecipanti si dicono concordi sul tenere in vita, anzi alimentare, un processo che porti a Ginevra 2.

Se a Ginevra 1 infatti si era trovato il consenso di tutte le parti, Russia compresa, sulla necessità di creare un governo di transizione con piene competenze e pieni poteri, Ginevra 2 avrebbe lo scopo di incoraggiare l’opposizione siriana ad assumere una leadership politica con una composizione più stabile.

Kerry: ai ribelli aiuti militari e politici

Il segretario di Stato Usa John Kerry, intervenendo alla riunione degli Amici della Siria di Doha, in Qatar, ha spiegato quali misure gli Stati Uniti sono disposti ad adottare per mettere fine allo “squilibrio” della guerra civile in Siria:

Gli Stati Uniti e gli altri Paesi riuniti a Doha aumenteranno il loro aiuto all’opposizione politica e militare.

Secondo sceicco del Qatar, Al-Thani, la fornitura di armi ai ribelli è l’unica via per cercare di risolvere il tragico conflitto.

Siria, le mosse Usa

Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times agenti della Cia ed alcune Forze speciali dell’esercito Usa avrebbero addestrato, l’anno scorso, alcuni contingenti dei ribelli siriani: l’addestramento avrebbe avuto luogo in alcune basi in Turchia ed il Giordania.

Secondo fonti legate a funzionari Usa ed all’Esercito di liberazione della Siria, riportate dal quotidiano californiano, questa decisione sarebbe stata presa dal Presidente Obama parecchi mesi prima di formalizzare le sue intenzioni ad armare i ribelli siriani, a dimostrazione di come, sulla Siria, gli Stati Uniti siano da tempo già in campo.

Ad ogni sessione di addestramento, della durata di due settimane, avrebbero preso parte dai 25 ai 45 ribelli, numeri che ovviamente vanno presi con le dovute distanze (anche perchè non è chiaro quanti ribelli, in totale, abbiano preso parte all’addestramento americano). Tuttavia, scrive il Los Angeles Times, è stato possibile sapere che l’addestramento comprendeva l’uso di fucili di fabbricazione russa da 14.5mm, l’uso di armi e razzi anticarro, l’uso di armi antiaereo da 23mm. Jay Carney, portavoce della Casa Bianca, si è limitato a commentare:

Abbiamo aumentato la nostra assistenza ed abbiamo fornito e continueremo a fornire sostanziale assistenza all’opposizione siriana, così come al Consiglio supremo militare.

Mani e piedi a stelle e strisce in Siria dunque o, almeno, molto vicino ai confini di sangue tracciati da Bashar al-Assad: in una lettera al Congresso inviata ieri dal Presidente Barack Obama infatti la Casa Bianca ha informato ufficialmente il parlamento americano di aver deciso per lasciare in Giordania i 700 soldati americani che fino a ieri hanno eseguito numerose esercitazioni nei territori confinanti con la Siria.

La decisione, scrive Obama al Congresso, è stata presa anche in considerazione delle richieste avanzate dal governo di Ammam; una permanenza, secondo gli Stati Uniti, che si protrarrà fino a quando quella zona del pianeta non potrà definirsi sicura: il distaccamento giordano dell’esercito Usa include anche aerei da combattimento F16 e missili Patriot.

Gli aiuti americani alla rivolta in Siria non sono visti di buon occhio da Vladimir Putin, che ha inoltre puntato il dito sulle stesse forze ribelli:

Almeno 600 persone provenienti dalla Russia e dall’Europa combattono in Siria nelle file dell’opposizione. Mi domando perché fornire armi a quei gruppi armati illegali in Siria, la cui composizione non ci è chiara fino alla fine?

ha attaccato il presidente russo Vladimir Putin, intervenuto alla sessione plenaria del forum economico di San Pietroburgo. Paulo Pinheiro, esperto brasiliano a capo della Commissione Onu di Inchiesta sul Paese mediorientale, ha invece descritto la situazione come un vero e proprio dramma umanitario:

La situazione in Siria è in caduta libera. […] I crimini di guerra e contro l’umanità sono diventati una realtà quotidiana in Siria.

ha detto Pinheiro, aggiungendo che tuttavia non è possibile, allo stato attuale, dire con certezza se in Siria siano state usate armi chimiche.

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