Monti, sì ma …

Silvio Berlusconi letteralmente “se ne fregava” degli scioperi dei sindacati, ma ai tempi della Prima repubblica bastava un annuncio di sciopero generale fatto da Luciano Lama appoggiato dai leader di Cisl e Uil per fare cadere un governo, o, quanto meno, per modificare scelte ritenute inique e sbagliate. Stasera si saprà, dopo l’incontro del premier

Silvio Berlusconi letteralmente “se ne fregava” degli scioperi dei sindacati, ma ai tempi della Prima repubblica bastava un annuncio di sciopero generale fatto da Luciano Lama appoggiato dai leader di Cisl e Uil per fare cadere un governo, o, quanto meno, per modificare scelte ritenute inique e sbagliate. Stasera si saprà, dopo l’incontro del premier con i tre capi confederali, se il governo si aprirà o no alle modifiche chieste dalla triplice o se anche Monti, al di là del suo indubbio fair play, tirerà diritto per la sua strada.

Il realismo, o la drammatizzazione secondo alcuni, ha fin qui imposto il decreto “Salva Italia”, come una amara medicina, senza la quale non c’è via di scampo. Al rigore (ma non per tutti …) non c’è alternativa. Ma non si può accettare la logica del prendere o lasciare: il decreto contiene storture e limiti, anche sul piano dell’equità, evidenti e insopportabili. La manovra del Governo Monti resta perciò discutibile negli obiettivi e nei mezzi adottati.

“In parte – afferma l’esponente della sinistra Alfiero Grandi – questo discende dall’anomalia politica che vede partecipare al sostegno del Governo soggetti politici che dovrebbero essere su fronti opposti. Questa anomalia politica, questa sospensione della normale dialettica democratica viene spiegata con l’emergenza finanziaria, con lo spread che ha raggiunto livelli senza dubbio preoccupanti. 
Questo è vero ma non sufficiente a spiegare un asse politico della manovra particolarmente conservatore, per certi aspetti fin troppo continuista con il Governo precedente”.

Qui sta il punto. Come “sostenere” il governo Monti ma “come” non accettare il suo pacchetto a scatola chiusa, avere garantiti rigore e ripresa? Risponde oggi su Repubblica Eugenio Scalfari: “Dal governo Monti ci aspettiamo ora che – dopo il bollino del rigore che ha recuperato la nostra credibilità nelle sedi internazionali – si passi con la massima rapidità ai provvedimenti di stimolo della domanda nei settori del consumo, delle infrastrutture, del cuneo fiscale tra salario lordo e busta paga netta. Questo è l’appuntamento decisivo. Finora Monti ci ha lasciato a bocca asciutta. Ne abbiamo capito il perché, ma non può che consentire una dilazione di due o tre settimane. Passate le feste (che non saranno troppe festose) non ci sarà spazio per ulteriori ritardi. Stavolta tocca a Passera e a Barca. Speriamo non ci deludano”.

Il discredito di Berlusconi e del suo governo erano così alti che chiunque pare, al confronto, un “santo” o un Aladino con la bacchetta magica. Chi non salta, Berlusconi è. Ma attenzione a non farci propinare dal nuovo cuoco (Monti) la vecchia minestra berlusconiana, anche se su un piatto pulito. Le ex opposizioni, Pd e sinistra in testa, non hanno alibi: l’emergenza non può diventare il pretesto per liquidare un’alternativa politica alla destra, comunque “vestita”, in Italia e in Europa.