Sara Tommasi tirata in ballo nello scandalo delle escort in Sicilia

L’inchiesta riguarda i 15 milioni di euro che dovevano servire per avviare disoccupati a una professione. E invece erano utilizzati per fare la bella vita.

In un modo o nell’altro Sara Tommasi riesce sempre a essere al centro dell’attenzione mediatica. O perché coinvolta nel Bunga Bunga, o per i folli sms spediti a Berlusconi o per i film hard o per la poca lucidità mentale esposta su Facebook o insomma per una marea di cose quasi sempre poco gradevoli. Adesso il nome della soubrette salta fuori nello scandalo del giro di escort tra i politici e faccendieri siciliani.

Sara Tommasi sarebbe infatti una di quelle escort. Così almeno hanno detto ai magistrati di Palermo due ex collaboratori dell’imprenditore Faustino Giacchetto, oggi “pentiti”. Tra i vari bonifici destinati alle escort, ce ne sarebbe uno di 3mila euro che aveva come causale “Sara”. E chi sarebbe questa Sara, se non l’ineffabile Sara Tommasi? Ecco che cosa dice uno dei due ex collaboratori, Angelo Vitale, durante l’interrogatorio:

“Giacchetto disse di effettuare il bonifico in favore della soubrette Sara Tommasi. Dopo qualche giorno mi fece avere una bozza di contratto di cessione dei diritti di utilizzo di immagini fotografiche tra la Media center e la Tommasi, affinché lo firmassi. Non avendo mai ricevuto il contratto firmato dalla controparte, né la fattura per il bonifico effettuato alla Tommasi chiesi notizie a Giacchetto, che mi fece intendere che non si trattava di un servizio fotografico, ma di un pagamento per delle prestazioni di altra natura”.

Ed è sempre cosa buona e giusta ricordare che i soldi che questi politicanti utilizzavano per cene, viaggi ed escort erano quelli destinati ad avviare 1.500 disoccupati all’apprendistato e trovare loro finalmente un lavoro. Di questi 1.500 sono riusciti nella fantastica impresa in 18. Come funzionava la cosa? L’inchiesta è stata focalizzata sull’attività del Ciapi (Centro Interaziendale Addestramento Professionale Integrato) destinatario di un contributo di 15 milioni di euro finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Ma questi contributi, invece di essere utilizzati per migliorare la situazione lavorativa siciliana, erano sfruttati per fare la bella vita.

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