Che cosa è stato deciso a Bruxelles

Il vertice della notte e l’unione a 17+6. E molto altro…

Ma allora questi “dieci giorni per salvare l’euro” finiscono così? Il supervertice di Bruxelles offre i primi risultati, e non sono straordinari. Nasce una nuova UE a 17+6 Stati, che si darà politiche economiche più coese e terrà vincoli di bilancio comuni con sanzioni semiautomatiche per chi sgarra. David Cameron, premier inglese, ha già detto che non ci starà – è stato a causa del suo veto che il vertice si è protratto fino a notte fonda.

Cosa è uscito dal vertice? Cambia qualcosa per quel che riguarda l’unione fiscale, la riforma del fondo salva Stati e i prestiti all’Fmi. Arrivano regole più severe per il pareggio di bilancio, con l’asticella per le infrazioni fissata allo 0,5% del Pil, quota oltre la quale scatteranno le sanzioni per i Paesi trasgressori.

Il fondo salva-Stati, l’EFSF, sarà posto in mano alla BCE, ma solo da giugno 2012: e come specificato da Nicolas Sarkozy “Non agirà come come una banca”. Deciso anche un prestito di 200 miliardi di euro all’FMI, una riserva di liquidità per aiutare paesi in difficoltà. Ma l’Europa che esce dal vertice di Bruxelles è spaccata, e soprattutto, non è riuscita trovare una quadra che tenesse dentro anche la Gran Bretagna. Stamane? Borse in altalena e spread in salita, almeno per quel che riguarda i nostri confini. Anche a guardare oltre la situazione non sembra onestamente essere positiva.

Commenta Carlo Clericetti su Repubblica:

Tutto bene, dunque? Forse l’alternativa era peggiore, ma non illudiamoci che questo accordo possa determinare la soluzione dei problemi nei quali ci stiamo dibattendo. Perché quelle modifiche dei trattati e la politica imposta all’Unione dalla cancelliera tedesca disegnano un futuro molto fosco e ci proiettano verso anni di stagnazione dell’economia, se non addirittura di depressione.

L’unione fiscale che Frau Merkel ha in mente – saremmo felici se i fatti dei prossimi giorni ci smentissero – non è una tappa verso un’Europa federale che corregga l’assurdità di una moneta senza uno Stato, senza un livello federale con un bilancio proprio in grado di intervenire per correggere gli squilibri che possono colpire gli Stati aderenti. E’ solo un criterio di più stretto controllo dei conti, che lascia poi ad ogni Stato l’onere di aggiustamento e di garanzia del suo debito.

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