No Tav – La manifestazione dell’8 dicembre si chiude con contestazione ai giornalisti e con il presidio in autostrada

Gli attivisti attaccano le recinzioni del cantiere che ritengono illegittimo. Le forze dell’ordine sparano lacrimogeni a raffica. Feriti e fermati.

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    Aggiornamento: i manifestanti No Tav si accampano sulla Torino-Bardonecchia, e vi trascorrono la notte.

Un altro 8 dicembre per i No Tav: era il 2005 quando il movimento “liberò Venaus”. Sono passati sei anni, la grande opera non è nemmeno iniziata ma ora c’è, in Val di Susa, un non-cantiere militarizzato (ecco le foto e il punto sulla situazione, pressoché immutata, che descrivemmo in estate).

Oggi, come sei anni fa, i valsusini hanno organizzato una grande manifestazione che ha “meritato” posizioni in evidenza sulle homepage dei quotidiani online solamente per gli “scontri”. La manifestazione ha bloccato l’autostrada Torino-Bardonecchia e poi diversi manifestanti si sono avvicinati alle reti che recintano il non-cantiere. Il copione è il solito: i no Tav ritengono le reti illegittime, cercano di abbatterle, le forze dell’ordine sparano lacrimogeni a raffica (che provocano anche incendi).

Alle 20.45, a Susa, si terrà la seconda giornata europea contro le grandi opere. Che, se ci si pensa bene, sono diventate davvero un ossimoro: stagnazione, crisi, recessione, calo dei consumi, tagli alle pensioni in Italia, tagli ai salari in Grecia, Europa sotto tiro e ancora si spreca tempo, ai vertici dell’Unione Europea, a parlare delle Grandi Opere. Le ragioni dei No Tav dovrebbero essere sempre meno offuscate e sempre più condivisibili. Ma spesso ci pensa la stampa, a offuscarle, raccontando gli scontri e mai le ragioni della protesta. Non è un caso se la lunga manifestazione di oggi – una diretta parziale la trovate sui quotidiani online, se volete leggere quella prodotta dai No Tav, be’, c’è il loro sito ufficiale oppure la cliccatissima hashtag su Twitter #notav – si è conclusa con una contestazione ai giornalisti.

I No Tav vengono da anni di mistificazioni mediatiche. Ultima, ma solo in ordine di tempo, la spiacevole vicenda che riguarda l’inviato Numa, che avrebbe mandato al movimento alcune mail da account di posta con alias differenti dal proprio per poi usarle nei suoi articoli. Una vicenda sulla quale si attendono ancora i chiarimenti da parte del direttore de La Stampa, Mario Calabresi, e che trovate riassunta qui. Carlo Gubitosa, su Liberazione, ha raccolto la testimonianza dello stesso Numa, che ha ammesso la provenienza delle mail dalla redazione: l’imperativo era «proteggere la fonte, per questo le e-mail sono partite dalla redazione…».