Strage Motta Visconti: la confessione di Carlo Lissi, delitto premeditato una settimana prima

Dopo ore di interrogatorio, l’assassino ammette l’uccisione della moglie e dei due figli ricostruendo nel dettaglio la dinamica degli omicidi e le fasi successive al delitto

Aggiornamento 18 giugno, 8.40: il triplice omicidio di Motta Visconti non fu un delitto di impeto, ma fu premeditato almeno una settimana prima. E’ quanto emerge dalla confessione di Carlo Lissi, che prima di uccidere a coltellate la moglie e i figli ha trascorso 7 giorni a pianificare il tutto:

Ci pensavo da una settimana. Ormai non avevo scelta.

Sette giorni passati a pensare come uccidere la moglie e i due figli piccoli e farla franca e finalmente concretizzare quella relazione con la collega, quelle attenzioni che a detta della donna coinvolta non erano affatto corrisposte.

Carlo Lissi si trova ora rinchiuso in carcere con la pesante accusa di triplice omicidio aggravato dalla premeditazione.

Il movente del delitto e la confessione

Non è stato capace di chiedere il divorzio alla moglie: non ha avuto il coraggio di fare questo passo, ma ha trovato quello di uccidere la coniuge e i suoi due figli. Si è conclusa così la confessione dell’omicida Carlo Lissi nella caserma di Abbiategrasso. Quando il magistrato gli ha chiesto perché abbia scelto l’omicidio e non la separazione, lui ha risposto che i figli sarebbero rimasti.

All’inizio della deposizione, Lissi ha continuato a recitare la messinscena iniziata nella villetta di Motta Visconti, raccontando di essere tornato a casa intorno alle 2, di essere passato dal garage, di essersi spogliato per non far rumore, di avere trovato la casa in disordine e di avere trovato il cadavere della moglie nella sala. A quel punto è salito al piano di sopra e ha trovato i due bambini in un lago di sangue, poi è sceso in strada e ha chiamato aiuto.

Questa è stata la prima versione, quella fornita dall’assassino nel tentativo di sottrarsi alla giustizia. Una versione raccontata sorseggiando una birra e mangiando della pizza. Freddo nella ricostruzione, così come lo è stato nelle fasi successive al triplice omicidio.

I due colonnelli che interrogano Carlo Lissi hanno già intuito su quale tasto fare leva per far crollare il colpevole. Lo mettono di fronte al verbale della collega di cui l’uomo si è invaghito, non ricambiato.

A quel punto la crepa nel muro costruito da Lissi è aperta e l’architettura di menzogne costruita dall’uomo crolla in un attimo:

Premetto che voglio mi sia dato il massimo della pena. Sono stato io a uccidere mia moglie e i miei figli.

Dopo la ricostruzione, ecco la verità. Sabato sera Carlo e Cristina mettono a letto i bambini verso le 22 e subito dopo fanno l’amore. Subito dopo Maria Cristina si riveste e si mette a guardare la televisione. L’uomo va in cucina, prende un coltello e torna in sala. Colpisce la donna alla gola, lei si alza, prova a scappare e lui la colpisce nuovamente. Lei tenta di prendergli il coltello e lui la colpisce sul volto con la mano. Lei gli domanda il perché di quel gesto: sono le sue ultime parole. Dopo avere colpito a morte la moglie, l’uomo sale e uccide la figlia Giulia e il figlio Gabriele colpendo entrambi con una coltellata alla gola.

Dopo l’uccisione l’uomo apre la cassaforte, i cassetti, rovescia le suppellettili per terra. Torna in garage, si riveste e raggiunge un amico per vedere la partita dell’Italia insieme a una quindicina di persone. Durante il tragitto abbassa il finestrino e si sbarazza dell’arma del delitto gettandola in un tombino. Dopo la partita rientra a casa e dà vita alla messinscena smascherata la notte seguente dagli inquirenti.

Via | Libero

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