Grecia – Il Governo approva il bilancio 2012. Austerità, tasse e tagli

Manovra amarissima per le classi medio basse greche. Secondo Papademos la posizione del paese non è negoziabile.

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Grecia – il Parlamento, forte di una nuova maggioranza nata parallelamente a quella italiana, ha approvato oggi il bilancio del 2012, in un contesto politico che è diventato molto simile a quello italiano (Le Monde spiega il legame fra Monti, Papademos e Draghi). Il premier Lucas Papademos (un economista, dunque un tecnico, divenuto primo ministro fra il 7 e l’8 di novembre) può contare su una maggioranza solida, visto che è sostenuto dai tre principali partiti greci, il PASOK (Movimento Socialista Panellenico), Nuova Democrazia (di centrodestra) e il Raggruppamento Popolare Ortodosso, mentre all’opposizione sono rimasti solamente due partiti di sinistra.

Il bilancio greco per il 2012 è stato approvato con 245 sì su 300. Si prevedono 4 anni di recessione con un modesto avanzo primario (ovvero il surplus che resta fra Pil e debito esclusi gli interessi di pagamento) per la prima volta da anni. Il prezzo per ottenere ciò è una serie di misure (la cui approvazione, dipendente dalla posizione della Grecia nei confronti dell’Europa intera, è stata definita da Papademos «non negoziabile») che prevedono tagli alle pensioni e ai salari e aumento delle tasse.

Una ricetta amarissima, molto simile – negli intenti, ma anche nei ceti che vengono colpiti – a quella (un po’ meno amara) che il tecnico (ed economista) Mario Monti sta adottando con il suo esecutivo in Italia.

Papademos ha spiegato che la misura fatta di austerità comporta una visione sul lungo periodo: «La nostra azione determinerà il futuro economico della Grecia, non solo per il 2012 ma per il prossimo decennio». E’ esattamente ciò che ha sostenuto Elsa Fornero relativamente alle pensioni: si è usata l’accetta, ma non ci sarà bisogno di altre riforme nel prossimo futuro.

Due paesi in condizioni molto diverse, ma due linee programmatiche, di pensiero e di strategia molto simili per due governi tecnici e “a tempo” che però, fatalmente, determineranno la linea politica di entrambe le nazioni per i prossimi anni.