Michaela Biancofore corre in difesa di Berlusconi: “Mi rivolgerò alla Corte diritti Ue”

La pasdaran del Cavaliere alza il tiro: “Merita di essere giudicato come le persone normali”.

I falchi del Popolo delle Libertà si stanno scatenando dopo la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento nel Processo Mediaset. Silvio Berlusconi getta acqua sul fuoco (anche perché altre chance non ne ha) mentre i suoi pasdaran minacciano “azioni clamorose” di gruppo.

Ma siccome nel gruppo c’è una persona che spicca più degli altri per fedeltà al leader, ecco che Michaela Biancofiore alza il tiro: “Confido nella Consulta, voglio ancora sperare che ci sia una magistratura che faccia davvero la magistratura e che ancora la giustizia sia uguale per tutti. E’ una situazione che mi lascia sgomenta. Farò per lui ricorso personale alla Corte dei diritti di Giustizia europea, affinché possa essere giudicato come le persone normali”.

E pensare che fino a questo momento era stato un leit motif proprio degli antiberlusconiani che il Cavaliere venisse giudicato come “una persona normale”: senza legittimi impedimenti, legittimi sospetti, prescrizioni brevi e lodi assortiti. Ma d’altra parte che la decisione di ieri sia assolutamente politica, un’ennesima tappa nel tentativo della magistratura di fare fuori per vie giudiziarie il nemico che la sinistra non riesce a battere è, come sempre, certezza granitica tra le fila pidielline.

Lo ribadisce anche Mara Carfagna, scrivendo sul suo quotidiano Think News: “La sentenza di ieri, con cui la Corte Costituzionale ha respinto il conflitto di attribuzione tra poteri sollevato da Palazzo Chigi nei confronti del tribunale di Milano, è l’ennesima tappa della ‘guerra dei 20 anni’ che destabilizza il Paese e che vede uno dei tre pilastri (esecutivo, legislativo e giudiziario) del nostro stato ergersi a potere supremo nel tentativo di eliminare attraverso le vie giudiziarie un leader politico che la sinistra non è riuscita a battere attraverso il mezzo democratico delle elezioni”.

In verità quello di ieri è stato un giudizio eminentemente tecnico: “Non costituisce impedimento assoluto a partecipare all’udienza del primo marzo 2010 l’impegno dell’imputato premier di presiedere una riunione del consiglio dei ministri da lui convocata nel giorno da lui stesso in precedenza indicato come utile per partecipare all’udienza”. Lo dice la Consulta, ma lo dice anche il buon senso.

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