Ore 12 – Monti lancia la sfida. Dov’è finita la politica?

Con la (certa) approvazione di oggi alle Camere del decreto anti crisi la politica italiana entra in una fase nuova e anche il Paese imbocca la svolta. Verso dove, non si sa ancora. Quel che è certo è il cambio di stile, il cambio di passo, il “taglio” e lo “spessore” anche culturale del premier

Con la (certa) approvazione di oggi alle Camere del decreto anti crisi la politica italiana entra in una fase nuova e anche il Paese imbocca la svolta. Verso dove, non si sa ancora.

Quel che è certo è il cambio di stile, il cambio di passo, il “taglio” e lo “spessore” anche culturale del premier e del suo governo, rispetto a quello precedente e a quelli degli ultimi 18 anni. Le berlusconate del Cavaliere e le fanfaronate del Senatur sembrano ingialliti repertori da farsa. Rappresentazione maldestra del teatrino dei pupi, di un castello di cartapesta, che ha portato l’Italia dei partiti padronali, dei parlamentari nominati, del bunga-bunga, delle leggi ad personam, del Trota, delle cricche del malaffare, a un passo dalla tragedia.

Qui siamo. Nel deserto. Dentro il morso di una grave crisi mondiale ma che in Italia ha fatto terra bruciata per responsabilità della politica, per colpe gravissime di Berlusconi e del berlusconismo, ma anche per responsabilità, altrettanti gravi, dei suoi avversari e nemici di ogni colore.

Nessuno oggi gode per il decreto “salva Italia” di Monti. Tutti, in modo diverso, ne sono colpiti. Si può migliorare. Ma in 18 giorni, tentare la svolta dopo 18 anni di nulla, è già un miracolo all’italiana.

Non c’è solo una pesante crisi economica e politica, ma una crisi di fiducia, una crisi morale che grava sulla politica e sulla cultura dei cittadini. Non se ne uscirà indenni. Il Paese non sarà più come prima. Non c’è solo lo spread: serve una risposta economica, sociale e culturale alla crisi italiana.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha evitato la catastrofe. Ora tocca a Monti iniziare il tratto di strada in salita.

Dov’è la politica? Se dovesse limitarsi a borbottare e a minacciare, riattivando i fantasmi del populismo, si condannerebbe inesorabilmente all’isolamento, senza più via d’uscita. Questa politica ha fallito, è stata cancellata, è solo spettatrice, costretta per la propria inconsistenza, a passare la mano. Ora ha il dovere di rifondarsi, ripartendo da zero. Altrimenti l’Italia può forse uscire dalla crisi economica ma anche uscire dalla democrazia.