Marco Travaglio contro il Movimento 5 Stelle: “Un suicidio di massa”

“Ma il reato di ca**ata non esiste e non deve esistere in un movimento che si dice democratico, anzi iperdemocratico”

Tra processo ad Adele Gambaro, nuova richiesta di espulsione per l’altra dissidente Paola Pinna, evidentemente anche Marco Travaglio, videcirettore del Fatto e simpatizzante del Movimento 5 Stelle, ci sta capendo poco. Se non altro perché dopo aver difeso a spada tratta Beppe Grillo, adesso si lancia in strali contro le modalità di operazione (o meglio, epurazione) che nel M5S stanno diventanto prassi “da psicopolizia”.

Un suicidio di massa coronato dalla geniale operazione Gambaro. Intendiamoci: cacciare, o far cacciare dalla “rete”, una senatrice che ha parlato male di Grillo, manco fosse la Madonna o Garibaldi, è demenziale, illiberale e antidemocratico in sé. E non solo perché serve su un piatto d’argento agli eterni Gattopardi e ai loro camerieri a mezzo stampa la miglior prova di tutte le calunnie che hanno sempre spacciato per dogmi di fede. Non è nemmeno il caso di esaminare l’oggetto del contendere, cioè le frasi testuali pronunciate dalla senatrice nell’intervista incriminata a Sky, perché il reato di lesa maestà contro il Capo è roba da Romania di Ceausescu.

Adesso Travaglio la pensa così, ma solo pochi giorni fa diceva che “i dissidenti vanno liquidati con una battuta o affidati a un collegio di probiviri”. E cioè espulsi. Ma la cosa è sfuggita di mano e i rivoluzionari pentastellati che dovevano salvare il paese stanno sprecando mesi interi a parlare di sé e delle loro beghe, comportandosi come la squadra di inquisizione del Grillo-Torquemada. Non è una novità degli ultimi giorni, ma evidentemente Travaglio ha deciso di arrendersi. Anche se:

Certo, affermare che il guaio del movimento fondato e portato al successo da Grillo è Grillo, è una fesseria. Certo, lo stillicidio di interviste in dissenso (le sole che interessino ai media italiani) per oscurare quanto di buono fanno i 5Stelle in Parlamento e di pessimo fanno i partiti, è fastidioso e altamente sospetto. Certo, senza Grillo e i suoi forsennati tour per l’Italia i 5Stelle non avrebbero preso un voto e le Gambaro non sarebbero state votate nemmeno dai parenti stretti. Ma il reato di ca**ata non esiste e non deve esistere in un movimento che si dice democratico, anzi iperdemocratico.

Il reato di ca**ata no, quello di lesa maestà neppure, e tanto più in un partito che doveva mostrare la sua differenza rispetto ai vecchi partiti e invece sta riuscendo nell’incredibile impresa – almeno per quanto riguarda le credenziali democratiche – di essere peggio del Pdl iperberlusconizzato (che prima di espellere qualcuno deve succedere il finimondo). Ma per i grillini c’è di peggio, come si è visto nel caso di Adele Gambaro, come sembra sarà anche per Paola Pinna: basta una critica, i talebani che si scatenano, e il gioco è fatto: un altro dissidente visto come paladino della libertà e del diritto di critica.

D’ora in poi i dissenzienti senz’arte né parte, magari pilotati dai soliti compratori di parlamentari, hanno di fronte un’autostrada: gli basterà rilasciare un’intervista critica al giorno per finire tutti dinanzi al tribunale del popolo, o della rete, e guadagnarsi l’insperata fama di nuovi Solgenitsin, con piedistallo e aureola di martiri. Al confronto, la partitocrazia più inetta, corrotta e antidemocratica dell’universo profumerà di Chanel numero 5. Un capolavoro.

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