Il ristorante del Senato ormai troppo caro per i poveri senatori: soddisfazione degli astici

I senatori della repubblica sono stati costretti a disertare il ristorante del Senato a causa dei prezzi troppo elevati: nessuno ordina più l’astice.


Il Corriere della sera oggi porta alla luce la tragedia di alcune centinaia di dipendenti pubblici, la cui misera condizione economica è talmente precaria da costringerli a cercare a lungo prima di decidere dove consumare un pasto che li salvi dall’inedia. La tragedia della povertà si svolge a Palazzo Madama, nel centro storico di Roma.

È qui che si consuma il triste rito della transumanza: i senatori della Repubblica, infatti, a causa dell’impennata dei costi occorsa al menù del ristorante del Senato sono ora costretti a vagare raminghi e spaesati tra le strade della Capitale, in cerca di una tavola accogliente ma onesta nelle richieste.

Tutto è iniziato quando i questori del Senato hanno deciso di adeguare i prezzi dei piatti serviti nella mensa interna: non più pochi euro per gustare astice e filetto di manzo, ma prezzi quasi, quasi, di mercato. Ora che gli spaghetti all’astice costano 18 euro i senatori sono costretti ad accontentarsi di uno spaghettino al pomodoro da 6 euro, amaro calice da bere per arrivare alla fine del mese.

Prima dell’ingiusto rincaro, che pare abbia portato la società che gestisce il ristorante sull’orlo della chiusura, i senatori pagavano il 13% del costo effettivo di ogni piatto consumato, il restante 87% era a carico della casse pubbliche. Per rispondere all’ingiustificabile aumento ora i senatori sembra che preferiscano i locali intorno al Pantheon, dove “con 45 euro ci scappano primo e secondo”.

Considerati gli addominali scolpiti che molti parlamentari esibiscono forse fermarsi in Senato e limitarsi ad un economico risotto burro&parmigiano non gli farebbe male. Ma forse c’è da capirli, questi pubblici dipendenti: in fondo, chi di voi non spende ogni giorno almeno 45 euro per il pranzo?

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