Dissidenti del Movimento 5 Stelle: richiesta l’espulsione di Paola Pinna

Ha difeso Adele Gambaro e ha parlato di clima da psicopolizia. Potrebbe essere la prossima sulla lista nera.

21.40 Le cose nel Movimento 5 Stelle si muovono rapidamente: neanche il tempo di diventare una “nota dissidente” e via, è partita la richiesta di espulsione per Paola Pinna. Che arriva da parte del deputato M5S Andrea Colletti: “Ho fatto richiesta al mio capogruppo di affrontare in assemblea anche la questione dell’eventuale espulsione della collega Paola Pinna. Le voglio parlare in assemblea, mi sembra il luogo più adatto. Preferisco non fare piazzate all’esterno, non è la mia maniera di fare. Darò le mie motivazioni in assemblea settimana prossima per tutelare sia lei che il gruppo”.

Paolo Pinna vicina all’espulsione?

Ancora non si sono spenti gli echi del processo ad Adele Gambaro – e ancora non si sa che in modo il popolo del web deciderà della sua sorte – che già il Movimento 5 Stelle viaggia dritto verso una nuova espulsione. Quella di Paola Pinna, deputata sarda e voce critica del gruppo alla Camera.

Visti gli standard molto rigidi del M5S le colpe di Paola Pinna sono innumerevoli. Prima di tutto ha difeso la collega senatrice Adele Gambaro: “Ha detto delle cose discutibili, sulle quali ci si poteva confrontare. Ma non si può eliminare il dibattito per cancellare il problema. E il problema c’è”. E già questo potrebbe essere un motivo sufficiente, vista che la sola difesa dei dissidenti è ragione di (minacciata) espulsione.

Ma c’è di più, perché la deputata dissidente non si è limitata a difendere, è anche più volte passata all’attacco e i malumori li cova fin dall’inizio della sua avventura parlamentare. Addirittura si è spinta a parlare di “clima da psicopolizia all’interno del M5S”.

Fermiamoci un attimo: è giusto parlare di psicopolizia? Fin dalla pubblicazione del codice del parlamentare, le regole per l’espulsione avevano destato sospetti. Il fatto che le cacciate dovessero venire proposte direttamente dai parlamentari sembrava proprio il modo migliore per controllare deputati e senatori, evitare che qualcuno alzasse la voce e, nel caso, far scattare subito le contromisure, via parlamentari pentastellati duri e puri. Un clima da DDR, in cui ognuno è un potenziale delatore dell’altro. Ragion per cui, sì, parlare di psicopolizia ha assolutamente senso.

Peccato che le cose non siano andate così e, anzi, la continua caccia alle streghe ha fatto in modo che il Movimento 5 Stelle passasse mesi a discutere sempre e solo delle proprie questioni interne, spaccandosi subito in due fazioni. Ma invece di tenere a freno le voci critiche, questo clima pesante ha accelerato il processo di disgregazione che adesso è sotto gli occhi di tutti. “Un clima di sospetto, di controllo dell’attività degli altri”, sono queste le parole di Paola Pinna, che colgono nel segno.

Parole che, come è ovvio, non possono essere tollerate dal gruppo dei talebani, che sembra vedere in ogni voce critica un boicottaggio insopportabile. E infatti già è partita quella che altrove sarebbe chiamata la macchina del fango. Ecco il post su Facebook che l’iper-ortodosso Manlio Di Stefano ha riservato alla collega: “Una Cosetta dei Miserabili, laureata, disoccupata che viveva con i genitori a Quartuccio Cagliari e con 100 voti 100 è diventata deputata al Parlamento”.

Tra l’altro attaccare Paola Pinna per essere una laureata disoccupata va anche contro i principi del M5S, che fino a questo momento era sempre stato dalla parte dei ragazzi in difficoltà nel trovare lavoro. Ma questo non vale per la deputata dissidente, che è al centro degli attacchi anche di Roberta Lombardi (“Non abbiamo mai visto questa persona alle nostre assemblee, molti di noi non sapevano neppure della sua esistenza”). E per chiudere in bellezza, la pagina Facebook del gruppo alla Camera del M5S ha postato una bella immagine gigante, con scritto: “Paola Pinna… Chi?”.

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