Camorra, nuove rivelazioni da Antonio Iovine: “io risolvevo i problemi con il dialogo”

Iovine, collaboratore di giustizia dallo scorso 13 maggio, sta testimoniando durante un processo a Santa Maria Capua Vetere.

15.20: è un fiume in piena Antonio Iovine, che sembra aver preso seriamente il nuovo ruolo di collaboratore di giustizia. Durante la sua testimonianza di oggi l’ex boss dei Casalesi ha svelato qualcosa in più anche sui rapporti all’interno del clan, parlando degli altri boss con cui divideva il potere:

ho sempre avuto un ruolo molto equilibrato. Cercavo sempre di tenere una linea di accordo, di discussione. Questo mi ha permesso di essere un pò più ascoltato rispetto a Michele Zagaria. Cercavo di risolvere i problemi, non di crearli. Con lui si andava allo scontro e basta. Questo mi permetteva di essere nel gruppo accondiscendente e razionale e di portare avanti i miei compiti con serietà. Non creavo problemi quando già ce ne erano parecchi. Lui gettava il sasso e aspettava che io risolvevo i problemi con il dialogo.

E, sempre a proposito di Zagaria, arrestato il 7 dicembre 2011, Iovine ha rivelato:

Il mio rapporto con lui è iniziato nel 1991 quando ero ristretto nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Lui si mostrò molto affezionato. Poi siamo usciti dal carcere nel 1995 e ci siamo ritrovati. Da parte mia era un’amicizia sincera, mentre da parte sua, soprattutto nel corso degli anni, era un’amicizia più di interesse per sfruttare la mia posizione all’interno del clan. All’inizio era un rapporto buono poi è cambiato dopo i primi intoppi.

Rivelazioni importanti anche sul fronte dell’emergenza rifiuti, periodo durante il quale lo stesso Zagaria, sempre secondo Iovine, riusciva senza problemi a pilotare l’assegnazione delle piazzole di stoccaggio delle ecoballe e a farle allestire in terreni propri o di persone a lui vicine.

“il rimboschimento voluto da Alemanno fu un affare per i Casalesi”

13.23: Iovine ha tirato in ballo l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, spiegando come i finanziamenti sul rimboschimento delle montagne dell’alto casertano, quando era Ministro delle politiche agricole e forestali, siano stati un vero e proprio affare per la Camorra:

Fu Alemanno a varare la politica di rimboschimento, non ho mai capito a che servisse rimboscare le montagne dell’alto casertano. So per certo che furono favoriti alcuni imprenditori che si unirono in consorzi e che gestivano vivai, io assicurano loro solo garanzie di sicurezza, ovviamente in cambio di tangenti. Un giorno Alemanno venne a tenere un comizio nel cinema Faro di Casal di Principe, organizzato da mio nipote.

Alemanno, è bene ricordarlo, ha sempre negato ogni rapporto con camorra o imprenditoria collusa.

Come anticipato nei giorni scorsi, è iniziato stamattina a Santa Maria Capua Vetere l’interrogatorio dell’ormai collaboratore di giustizia Antonio Iovine nell’ambito di un processo a carico del consigliere regionale Enrico Fabozzi e di alcuni imprenditori del casertano.

Lo storico boss del clan dei Casalesi, arrestato nel novembre 2010 a Casal Di Principe dopo 14 anni di latitanza, oggi ha rincarato la dose rispetto a quanto già rivelato nei giorni scorsi, spiegando di aver deciso di collaborare con la giustizia dopo essersi pentito e convinto di dare una nuova vita alla sua famiglia:

Sono stato assolto per omicidi che avevo realmente commesso, sempre nel corso di processi di appello, con sentenze che hanno cancellato ergastoli in primo grado. Oggi mi pento, per cambiare vita e dare un futuro migliore alla mia famiglia.

Iovine, a lungo ritenuto dagli inquirenti uno dei quattro capi storici dei Casalesi insieme a Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone e Michele Zagaria, ha ricostruito in aula la genesi del clan, partendo proprio da quell’Antonio Bardellino che per primo capì che il futuro dei traffici illegali sarebbe stato rappresentato dalla cocaina e organizzò un imponente traffico di droga dall’America Latina.

L’ex boss ha anche spiegato come è avvenuta la sua cerimonia di iniziazione che l’ha portato a entrare nel clan dei Casalesi. Lo scrive oggi Il Mattino:

Una puntura sul dito, il sangue che scorre sulla foto di un santo e il giuramento di non tradire mai il proprio clan, di fronte all’elenco degli altri affiliati.

Il processo e le rivelazioni di Iovine, continuano.


(in aggiornamento)

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