Turchia: ondata di arresti e minacce di usare l’esercito

Raid della polizia tra Ankara e Istanbul, minacce di usare l’esercito e legge contro i social network: la svolta autoritaria di Erdogan.

Raid di arresti tra Ankara e Istanbul da parte della polizia turca, che sta portando via dalle loro case persone coinvolte nelle proteste di Gezi Park. Dovrebbero essere circa 70 gli arrestati, secondo quanto riportato in un tweet dal il deputato di opposizione Sirri Sureyya Onder. Tra questi anche Alp Altinors, esponente del Partito socialista degli oppressi (Esp). Perquisiti anche il quotidiano Atilim e l’agenzia Etkin News.

A questa ondata di arresti si aggiungono anche le minacce che arrivano dall’esercito. Forza laica del paese messa in ginocchio da Erdogan, evidentemente ha però scelto da che parte schierarsi tra il governo islamico e i manifestanti laici: “La polizia può fermare le manifestazioni illegali, ma se non basta c’è la gendarmeria, e se non basta ancora ci sono le forze armate”. L’avvertimento è arrivato dal vicepremier Bulent Arinc.

È la prima volta che si fa riferimento all’esercito – peraltro responsabile di 4 colpi di stato negli ultimi 50 anni – ma la minaccia suona inquietante, anche perché arriva contemporaneamente alle parole di Erdogan, che ha fatto sapere di non essere per nulla colpito dalle accuse che gli arrivano da Strasbugo: “Non riconosco questo Parlamento dell’Unione Europea. La nostra agenda politica non può essere definita da altri”. Nonostante, almeno a parole, la Turchia sia ancora candidata all’ingresso nell’Unione Europea, è evidente che Erdogan antepone a quello altri interessi, come il non mostrarsi debole nei confronti delle opposizioni e il gestire solo secondo la sua volontà la situazione che sta attraversando il paese.

La svolta autoritaria, d’altra parte, sembra stia rapidamente prendendo piede, visto che il governo sta lavorando a una legge contro “Twitter, Facebook e coloro che manipolano il pubblico con false notizie e provocano agitazione sociale”. Altro brutto segnale: la repressione contro i social network è la nuova cifra dei regimi degli anni Duemila.

E però Erdogan potrebbe aver sbagliato i calcoli: forse non gli interesserà più l’ingresso nell’Unione Europea (sempre rimandato dalla Ue, ma ormai pesantemente compromesso), ma finché la Turchia è una democrazia compiuta dovrebbe interessargli almeno l’opinione dei suoi elettori. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Zaman esattamente metà della popolazione ritiene che il governo stia diventando troppo autoritario e di non sentirsi libero di esprimere la propria opinione. Il conto potrebbe arrivare alle prossime elezioni.