Ore 12 – Berlusconi apre la campagna elettorale con gli ultimi “tre squilli di tromba”. E gli italiani?

Con il breve intervento di ieri a Verona, Silvio Berlusconi ha dimostrato di essere su un crinale instabile, ma di non aver mollato l’osso e di prepararsi alla sua ultima battaglia politica. E’ vero, i sondaggi, catastrofici per il Pdl, sconsigliano oggi di giocare la carta del ricorso anticipato alle urne. Ma sono sondaggi che

Con il breve intervento di ieri a Verona, Silvio Berlusconi ha dimostrato di essere su un crinale instabile, ma di non aver mollato l’osso e di prepararsi alla sua ultima battaglia politica.

E’ vero, i sondaggi, catastrofici per il Pdl, sconsigliano oggi di giocare la carta del ricorso anticipato alle urne. Ma sono sondaggi che riflettono il punto più basso di caduta della leadership del Cavaliere, l’inevitabile riflusso dopo la perdita di Palazzo Chigi. C’è anche una fetta enorme di astensioni dal voto e moltitudini di insoddisfatti che passano trasversalmente fra partiti e schieramenti. Le bocce non sono ferme e le prossime mosse saranno decisive.

In verità, fra i partiti non sono molti quelli che pensano che Monti possa raggiungere il traguardo di fine legislatura del 2013. Quando nei prossimi giorni il nuovo governo passerà dagli annunci ai provvedimenti, tutto può accadere. Anche il ko immediato dell’esecutivo dei professori.

E ieri a Verona Berlusconi ha giocato d’anticipo, aprendo di fatto la campagna elettorale: a lui poco importa se si vota nella prossima primavera o in quella successiva. Il rilancio, apparentemente anacronistico, della nuova crociata contro i “signori comunisti”, che riflette anche nel linguaggio la DC del 1948, sono i tre squilli di tromba del Cavaliere per prepararsi all’ultima battaglia. Il “Ghe pensi mi” sa di essere circondato da nemici, dentro e fuori, con Bossi che bombarda alle spalle e Casini che logora ai fianchi. Ma anche Berlusconi gioca allo stop and go con Monti, sul binario di un Pdl di lotta e di governo. Così il Cavaliere è in bilico sul trapezio.

La partita la vince chi riuscirà a mettere sotto un’unica bandiera il corpaccione dei moderati italiani. Un corpaccione oggi deluso, diviso, indeciso. Ma quella è la maggioranza, che difficilmente seguirà il Pd marmellata di Bersani o il Terzo Polo dei “furbetti” Casini, Fini, Rutelli sostenuti da Alfano ed ex dicì.

A Berlusconi sono rimaste poche carte in mano, ma le giocherà presto, tutte, fino all’ultima. E stavolta, con l’Italia in recessione (OCSE) nel 2102, non punterà su Scilipiti: chiamerà direttamente gli italiani al grido … “O Roma o Mosca”, come fecero i fascisti della seconda rivoluzione corporativa dopo la grande crisi economica del 1929.

Gli italiani saranno disposti a seguirlo ancora? Con l’aria che tira (e che tirerà), mai dire mai. Solo il pieno successo di Monti può cancellare definitivamente le ultime velleità politiche di Berlusconi.