Risolte le tensioni culturali tra “Barroso liberal” e “Francia reazionaria”?

Secondo Le Parisien di stamani Hollande e Barroso si sarebbero spiegati ed avrebbero chiarito le divergenze che avevano impazzato sui media negli ultimi due giorni.

di sara

Per ora non sarebbero trapelati altri dettagli sull’accaduto, avvenuto in margine al G8.
Ma andiamo con ordine.
La bomba sarebbe partita già domenica, innescata da un’intervista a José Manuel Durão Barroso Barroso pubblicata sul quotidiano anglofono International Herald Tribune, sulle cui colonne il Presidente della Comunità Europea, solitamente vicino a posizioni di centro, avrebbe utilizzato, e per ben due volte, l’epiteto “reazionario” per riferirsi ad un “movimento anti-globalizzazione” la prima e per attaccare “una corrente che si definisce di sinistra, ma che è di fatto estremamente reazionaria sul piano culturale”, la seconda. Ogni riferimento alle forti pressioni esercitate dai “cugini d’oltralpe”, peraltro non i soli, per escludere i prodotti culturali audio visuali dalle recenti contrattazioni europee era più che evidente, al punto che un portavoce di Barroso ha tenuto successivamente a precisare che le parole non erano destinate ne alla Francia ne tanto meno ai suoi dirigenti. Ma, come si suol dire, la frittata era già fatta.
E ancora ieri, appena arrivato a Lough Erne (Irlanda del Nord) per il summit del G8 Hollande aveva così commentato secondo Le Monde:

Non voglio credere che il Presidente della Commissione europea abbia potuto esprimere dei propositi sulla Francia così formulati…

Mentre Aurélie Filippetti, Ministro della Cultura d’oltralpe, non le ha mandate a dire denunciando, stavolta secondo Le Figaro, dei propositi “inaccettabili” provenienti da una commissione “isolata nella sua logica ultra-liberale”. Scatenando una reazione a catena nel Parti Socialiste:

Il motivo del contendere

Risale alla negoziazione lacerante su un futuro accordo di libero-scambio con gli USA, approdata venerdì scorso in Lussemburgo a quella che molti media francesi definiscono come “una vittoria di Pirro” e cioé l’esclusione, dopo tredici ore continuate di dibattito, del settore audio visuale dalla discussione (la cosiddetta “eccezione culturale”), ottenuta solo grazie al diritto di veto della Francia, dopo che questa si è sentita abbandonata nella sua opposizione al muro formato dalla Commissione e dalla Gran Bretagna, da altri paesi precedentemente più vicini alle sue posizioni come la Germania, la Spagna e la stessa Italia. Un’unanimità che fa discutere anche perché la Francia, a differenza della Commissione Europea, considera tale esclusione a carattere definitivo.

Ma cos’è l’eccezione culturale

#ExceptionCulturelle. Si tratta di un concetto tradizionalmente sostenuto a spada tratta dalla Francia, che presta una particolare attenzione alla protezione dei prodotti culturali locali e mette in pratica tutta una serie di misure tutelari a carattere anche economico, per permettere il mantenimento di una particolare “industria”, in merito alla quale già la settimana scorsa l’attrice Bérénice Bejo (compagna di Jean Dujardin nel pluri-premiato “The Artist) e il noto regista Costa-Gavras si erano già espressi in una lettera-aperta molto critica diretta contro un Barroso “cinico, malonesto e disprezzante, che nuoce agli interessi europei”. Commenti sulla questine arrivano anche da un altro regista, il parigino Michel Hazanavicius, che afferma:

Photo by THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

Via | lemonde.fr/europe

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