Ore 12 – Brunetta-sindacati: è guerra aperta

Dopo i “fannulloni” e i consulenti d’oro, adesso tocca ai “delegati sindacali”. Cioè ai dipendenti (pubblici) pagati dallo Stato che invece di svolgere il lavoro per cui sono stati assunti, fanno i sindacalisti. Il Ministro Brunetta mette quindi in rete anche i sindacalisti col permesso retribuito. Negli uffici statali c’è un delegato ogni 1.400 addetti.

Dopo i “fannulloni” e i consulenti d’oro, adesso tocca ai “delegati sindacali”. Cioè ai dipendenti (pubblici) pagati dallo Stato che invece di svolgere il lavoro per cui sono stati assunti, fanno i sindacalisti.

Il Ministro Brunetta mette quindi in rete anche i sindacalisti col permesso retribuito. Negli uffici statali c’è un delegato ogni 1.400 addetti. Nemmeno all’epoca dei soviet … L’operazione trasparenza avviata dal governo procede senza tentennamenti. Almeno così pare. E’ un fatto “rivoluzionario”, positivo. specie se a corredo delle riforme della pubblica amministrazione che il ministro ha annunciato.

Divampano le polemiche. E le levate di scudo dei sindacati. Ovvio. Ma la sindacalizzazione eccessiva è un male, come, all’opposto, il divieto della libertà sindacale. Una ingozzata di sindacalisti porta alla burocratizzazione e al distacco delle organizzazioni con la base. Temi antichi. I consigli di fabbrica, i delegati, i permessi retribuiti sono stati grandi conquiste degli anni 60 e 70, importanti per la salvaguardia degli interessi dei lavoratori e per la stessa democrazia italiana.

Ma lo strumento, in particolare nel pubblico impiego, si è via via trasformato, stravolto, creando dei veri e propri staff di “kapò”, una moltitudine prepotente, un potere dentro il potere. Una forzatura democratica, un ulteriore aggravio per le casse pubbliche: 100 milioni di euro l’anno solo per i permessi per attività sindacale!

E’ noto che uno dei mali della pubblica amministrazione è dato da una azione sindacale invasiva. Per muovere un foglio di carta bisogna contrattare con una infinità di soggetti. Non solo. Quasi ovunque i sindacati contrattano esplicitamente le posizione di vertice degli Enti. Il potere della casta dei delegati è enorme perché gestiscono il potere reale (incarichi ecc.), gestiscono il consenso.

La casta sindacale (non solo Cgil-Cisl-Uil) divide ogni poltrona e ogni strapuntino senza che nessuno possa interferire. Perché poi questi alla fine votano e “orientano” pacchetti di voti in modo pesante. E’ questa la rete di potere, veri e propri club, che fa reggere ancora il sindacato nel pubblico impiego. Sono molti i dipendenti che aspirano a diventare “distaccati” a tempo pieno, che porta a fare il sindacalista pagati dallo Stato, ad avere potere politico, uno status. Una rete di potere che condiziona la base in modo quasi “coercitivo”.

Di fatto, nel corso degli anni, c’è stata una degenerazione delle conquiste dei decenni passati. Il bello, si fa per dire, è che tutte le rappresentanze (cioè i distacchi) sono state e sono concordate con gli Enti. Una specie di scambio.

Ci sarà anche il rischio che il ministro Brunetta confonda il riformismo con il populismo, che si vogliano potare le siepi senza toccare le foreste come lo spoil system (sovrapposizioni di incarichi, duplicazioni di funzioni, costi crescenti per lo Stato) voluto e gestito da entrambi i poli politici, che si sollevino polveroni per non affrontare nodi quali i bassi stipendi, i prezzi impazziti, la sanità (anche pubblica) voluta dalla politica come industria del profitto.

Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Sarebbe meglio agire con il consenso e il concorso di tutte le sinergie. Ma, si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Adesso, fra Brunetta e il sindacato, è guerra aperta.