Lega Nord: Umberto Bossi rischia l’espulsione?

Maroni ha deciso di usare il pugno di ferro: niente congresso per evitare la resa dei conti e carica di segretario che resta a lui. E se il Senatur continua a minacciare, non si escludono misure drastiche.

Evidentemente la parole di Umberto Bossi – che aveva dato a Maroni del traditore minacciando di riprendersi il comando della Lega Nord – fanno più paura di quanto si voglia ammettere. Anche perché la pax maroniana, se mai è esistita, è uscita fortemente compromessa dai pessimi risultati delle comunali: in Veneto i nemici di Flavio Tosi sono partiti all’assalto, ma a essere messo sotto accusa è lo stesso Maroni, colpevole – secondo molti – di aver sacrificato il partito sull’altare della sua gloria personale come presidente della Regione Lombardia.

Una situazione caotica che ha costretto Maroni a usare il pugno di ferro, approfittando delle parole di Bossi per minacciarne l’espulsione e bloccare un congresso che potrebbe essere fin troppo agitato. Partiamo dal Senatur: il fondatore del Carroccio è ormai vecchio e malato, ma ha ancora attorno a sé una nutrita pattuglia di fedelissimi e riesce anche ad avere un certo appeal tra gli scontenti del nuovo corso maroniano. Per questo, se davvero dovesse presentarsi al congresso, la sua minaccia di riprendersi la Lega potrebbe suonare sempre più credibile.

Che fare, quindi? Innazitutto decidere di rinviare il più possibile il congresso – una netta marcia indietro rispetto a quanto detto settimana scorsa – e di tenersi la carica di segretario nonostante le promesse di rinunciarvi dopo la vittoria alle regionali. In questo modo ci sarà il tempo di far rientrare i malumori e riuscire a imporre un suo fedelissimo quando sarà il momento.

La seconda mossa è la minaccia di espulsione per Umberto Bossi, che difficilmente avverrà ma che intanto ha recapitato al Senatur il messaggio: accetta il tuo pensionamento e smettila con i sogni di rivincita. Ma perché mai si dovrebbe arrivare all’espulsione del fondatore della Lega? Su questo punto sono i pasdaran maroniani a prendere la parola, come Fabio Rainieri: “Se qualcuno l’avesse definito un traditore quando lui era segretario, l’espulsione sarebbe scattata automaticamente. Ci fa perdere consensi, mentre dovrebbe lavorare anche lui per l’unità”.

Cacciare il Senatur, quindi, per imporre un’unità che non ci sarà finché Bossi non accetterà la sua sconfitta. Ma se sono vere le voci che vogliono l’ex leader pronto alla fondazione di un nuovo partito (ma ce le ha le energie per farlo?), allora c’è da aspettarsi che gli attacchi al suo ex sodale continuino: se espulsione sarà, avverrà tra la maggiore attenzione mediatica possibile. E sarà il perfetto viatico al varo del suo nuovo movimento.