Chi è Corrado Passera? – Il Superministro fra banche e Alitalia

E cosa ha detto e fatto la prima settimana da Ministro. Sviluppo, agenda digitale, conflitto di interessi e Termini Imerese

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Corrado Passera (Como, 1954) è stato voluto da Mario Monti per quello che la stampa tutta ha già definito un superministero, che acorpa in un unico dicastero lo Sviluppo economico e le Infrastrutture e Trasporti: si tratta di un ruolo chiave nel futuro del nuovo Governo.

Nella sua prima settimana da ministro, Passera ha dovuto difendersi dalle accuse di conflitto di interessi, visto che ha ricoperto una serie di incarichi in ruoli strategici del settore privato: a dire il vero, è stato l’unico esponente del nuovo Governo ad aver subito la critica – sebbene molto moderata – dei mezzi d’informazione più tradizionalmente “antisistemici” (mi si consenta il termine). A queste obiezioni, Passera ha risposto con una battuta:

«Sono solo ministro di questi due ministeri e non ho niente a che fare con altro».

Un’affermazione che dovrà essere supportata, senza ombra di dubbio, dai fatti, visto che il passato recente del solo-ministro parlano d’altro. Vediamo, molto velocemente, il suo curriculum vitae più recente. Dopo una lunga collaborazione con Carlo De Benedetti e il suo gruppo editoriale e, contemporaneamente, con Olivetti (di cui è co-amministratore delegato dal 1992 al 1996, quando nascono Omnitel e Infostrada), diventa poi a.d. del Banco Ambrosiano Veneto. Nel 1998 è amministratore delegato delle Poste italiane: ristruttura l’ente tagliando ben 20mila posti di lavoro. Nel 2006 Nel 2002 Corrado Passera diventa amministratore delegato di Banca Intesa ed è uno dei propulsori per l’integrazione con SanPaolo, per poi arrivare a guidare l’intero gruppo. Si è, naturalmente, dimesso da questo incarico evitando perlomeno il conflitto di interesse diretto. Anche se, come fanno notare su Il Post, Passera non ha ancora chiarito quale sarà il destino dell’importante quota azionaria del Gruppo SanPaolo-Intesa che detiene ancora.
Come se non bastasse, nel 2008 Passera è consulente per l’operazione che ha “salvato” Alitalia: le virgolette sono d’obbligo, visto che per molti l’operazione ha semplicemente delineato un regime di monopolio nella gestione di alcune tratte del traffico aereo.

Poco tempo fa, prima di diventare Ministro, Passera bocciava senza possibilità d’appello i tentennamenti del Governo Berlusconi. Fra le parole chiave del suo ministero ci sono dunque, senza dubbio, la questione dell’emergenza da risolvere e della crescita (un termine che il Presidente del Consiglio Monti ha ripetuto ben 24 volte nel suo discorso al Senato).

Ha affermato che intende occuparsi della «questione Termini Imerese» ma non ha commentato in alcun modo la decisione della FIAT di disdire gli accordi sindacali esistenti in tutta Italia.

Secondo l’ex Ministro dell’Interno Roberto Maroni ci sarebbe addirittura un progetto per portare Passera alla candidatura nel 2013. Ecco come si è espresso il leghista in un’intervista esclusiva rilasciata al settimanale Oggi

Rilancio dell’economia, apertura di cantieri, tagli di nastri, occupazione, prospettive, speranza. E se uno fa ripartire l’Italia, a 56 anni, diventa oggettivamente il più probabile candidato alla presidenza del Consiglio dopo le prossime elezioni

Giuseppe Mussari (presidente dell’Abi e dell’Mps) sostiene, invece, che Passera sia la persona giusta e che non ci sia alcun problema relativamente al suo passato:

«Essendosi dimesso da Intesa non ne rappresenta più gli interessi. Se di passo in passo si guardasse al passato ci resterebbero solo i neonati».

Ma quali saranno gli appuntamenti dell’agenda setting di Passera? Primo: lo sviluppo digitale. L’Unione Europea pretende che vengano favorite le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e che si sfruttino i vantaggi del mercato unico digitale. Poi sarà la volta dell’internazionalizzazione; delle liberalizzazioni, della riforma delle professioni e dei servizi pubblici locali, esattamente come delineato dal precedente Governo Berlusconi.

Come, questo programma, possa conciliare le esigenze di uno «sviluppo sostenibile» (altra parola chiave del Passera-pensiero), generare posti di lavoro e non distruggere la coesione sociale è, naturalmente, tutto da dimostrare.

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