Beppe Grillo ha ragione o no? Scontro tra Travaglio e Flores D’Arcais

Sul Fatto Quotidiano due posizioni completamente diverse sul leader del Movimento 5 Stelle.

Scontro a distanza, ammettiamolo subito. Nel senso che il vicedirettore del Fatto Quotidiano e uno dei suoi opinionisti di punta, Paolo Flores D’Arcais, hanno scritto nel giro di 24 ore opinioni praticamente opposte su quello che sta succedendo nel Movimento 5 Stelle e sul comportamento del capo Beppe Grillo. A tenere banco è ovviamente la questione del processo ad Adele Gambaro e in generale la questione della contrapposizione tra dissidenti e talebani nel gruppo M5S.

Ieri Paolo Flores D’Arcais, opinionista del Fatto e direttore di Micromega, nonché elettore del Movimento 5 Stelle, aveva scritto una lettera aperta a Beppe Grillo dalle colonne del suo blog:

Una parlamentare del M5S, la senatrice Adele Gambaro (una militante della prima ora) tra queste cause ha messo “i toni” della tua comunicazione. Può essere che sbagli del tutto o che abbia ragione solo parzialmente o che abbia messo il dito sulla piaga. Se si vuole discutere seriamente bisogna farlo senza tabù. E se ci si prende sul serio, se “ognuno vale uno”, la semplice logica impone che nessuno possa dire che “qualcuno vale niente”.

Flores D’Arcais si riferisce chiaramente alle parole usate dal leader del Movimento 5 Stelle dopo le critiche ricevute da Adele Gambaro. Che più che il celebre “uno vale uno” ricordavano l’altrettanto celebre “io sono io e tu…”. E poi si continua:

Quei “toni” tre mesi fa raccoglievano consensi ciclopici, oggi però non più. Cosa è successo? In un tuo blog di quattro giorni fa (“C’è chi ha votato il M5S perché …”) sono elencate tutte le ragioni per cui elettori molto diversi e con diverse motivazioni hanno realizzato lo tsunami dei nove milioni di voti. Erano comunque uniti su un punto: volevano che quei voti contassero, subito. Non per fare accordi da vecchia politica, ma per incidere contro la vecchia politica senza aspettare le calende greche del 51% (la demenza tipo partito a vocazione maggioritaria lasciamola a Veltroni). In tre mesi non è accaduto.

Si torna quindi sulla decisione di Grillo di non dar vita a quel governo del cambiamento con il Pd dopo le elezioni. Dopodiché parecchi esempi su come l’M5S si sia concentrato solo su polemiche autoreferenziali e che niente servono al paese (scontrini, dissidenti, ecc.), mentre poco si è fatto per appoggiare iniziative importanti come il referendum sulla scuola a Bologna e altre ancora. Il tutto in una lettera intitolata: “Il dissenso è la ricchezza della nuova politica”. La preghiera di pubblicare questa sua lettera sul blog non è stata esaudita.

Di tutt’altro tenore le parole di Marco Travaglio, che nel mare di critiche che stanno arrivando al Movimento 5 Stelle decide di andare controcorrente e di schierarsi con Beppe Grillo:

Mai come ora, con un governo che manda a casa i condannati fino a 6 anni (praticamente tutti, a parte i serial killer), espropria le Camere per blindare la controriforma costituzionale, ci prende in giro su Imu e Iva, c’è bisogno di un’opposizione che si faccia vedere e sentire. Chi non vi è portato, come la furbona che ha scoperto improvvisamente che il guaio dei 5Stelle è Grillo o quell’altro genio che s’è iscritto al M5S per andare dalla D’Urso o i “dissidenti” sul nobile ideale della diaria, va semplicemente ignorato, o liquidato con una battuta, o affidato a un collegio di probiviri che faccia rispettare le regole (come nei partiti, che espellono centinaia di persone senza che nessuno se ne accorga).

È vero che anche negli altri partiti si fanno le espulsioni, ma di certo le procedure sono ben diverse. Soprattutto nessuno minaccia di cacciare chi vota in modo diverso dalla volontà del capo. Travaglio poi continua:

Le scomuniche di Grillo e le riunioni-fiume dei gruppi sono proprio ciò che vuole la grande stampa, sempre a caccia di armi di distrazione di massa. Invece di perder tempo dietro le Gambaro, i capigruppo convochino conferenze stampa e iniziative di piazza per spiegare le porcate che scoprono in quell’ente inutile che ormai è il Parlamento, e come intendono contrastarle. Altrimenti sono più inutili del Parlamento.

Ecco, su questo punto Travaglio e Flores D’Arcais sono d’accordo: l’azione politica del Movimento 5 Stelle, se c’è, non si vede.