Movimento 5 Stelle | Chi vota per salvare Adele Gambaro sarà espulso

Tutto pronto per il processo alla senatrice dissidente. Chi non si schiererà contro sarà espulso. Ma allora che senso ha?

Viene da chiedersi che razza di processo sia mai quello in cui chi vota diversamente da quanto deciso dal capo è passibile di espulsione. Lasciando perdere il fatto che parlare di “processo” ad Adele Gambaro, senatrice della Repubblica, fa già impressione di per sé; è un po’ come se a una giuria popolare che deve decidere dell’innocenza o meno di una persona venisse detto: “Se non votate ‘colpevole’ vi sbattiamo in galera”.

Ormai dalle parti del Movimento 5 Stelle le cose vanno così: lunedì si discuterà dell’espulsione della senatrice che ha osato criticare Beppe Grillo, ma chi voterà contro si metterà fuori da solo. Dopodiché la decisione sarà ratificata dal web. Che senso ha tutto questo? L’inghippo sta nel codice del parlamentare, che dice che “i parlamentari possono proporre l’espulsione a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza”.

Quindi, il voto della maggioranza dei parlamentari serve per proporre l’espulsione, sulla quale l’ultima parola spetta al “popolo del web”. Facendo tutti i salti logici necessari al proprio scopo, Vito Crimi, ex capogruppo ma tutt’ora uomo forte del M5S, argomenta così: “Chi lunedì vota contro la proposta di affidare alla rete l’espulsione, viola un principo fondamentale del movimento, è più che giusto dire che ne dovrà trarre le conseguenze”.

Ma che significa? Se le cose stanno così, perché semplicemente non si è detto che se qualcuno propone l’espulsione poi è in rete che si decide? Se dev’essere la maggioranza a proporre l’espulsione, perché si minaccia chi non è d’accordo con Beppe Grillo? Di fatto il codice del parlamentare su cui tante chiacchiere si sono fatte, è manipolato a uso e consumo del capo. Senza parlare del fatto che Adele Gambaro non ha violato nessuna regola.

Una situazione da caccia alle streghe contro cui i dissidenti del Movimento 5 Stelle sono pronti a schierarsi: lunedì, prima del surreale processo, chiederanno un voto per provare a mettere in minoranza il neo capogruppo Nicola Morra (uno dei falchi) e stoppare così il tutto in extremis. Al senato i dissidenti sono ormai una trentina, ma divisi tra i duri e quelli che ancora non se la sentono di lasciare il gruppo. Se non si riuscirà a sfiduciare Morra, i primi voteranno a favore di Adele Gambaro, i secondi sceglieranno di non partecipare al voto.

Comunque andrà, sarà l’ultimo atto del M5S come lo conosciamo, perché poi Lorenzo Battista e gli altri ribelli del Senato alzeranno i tacchi e inizieranno le manovre per formare un nuovo gruppo: in totale dovrebbero essere una ventina, pronti ad allargarsi. Stessa situazione alla Camera, dove piovono accuse di compravendita di deputati, da parte del talebano Riccardo Nuti, alle quali risponde Pippo Civati (la persona di cui Nuti ha detto che avrebbe fatto il nome, senza però farlo): “Non posso neanche parlare con altri parlamentari? Facciamo un regolamento per dire con chi possono o non possono parlare”.

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